Savio, il contestatore buono

Le mie sono vittorie di Pirro” mi dice Savio mentre con il cellulare scatto un primo piano del suo viso.
Il tono di voce è amareggiato e la bocca si lascia andare a una smorfia dimessa che non rispecchia l’immagine che molti hanno di lui. Ossia, quella di un uomo che va per la sua strada senza ripensamenti, fiero e deciso, che dice quello che pensa senza peli sulla lingua e che, soprattutto, non ha paura di inimicarsi i politici per le opinioni che esprime.
Leggendo i suoi post su Facebook o ascoltando le sue arringhe in strada, potrebbe sembrare che per Savio la provocazione sia soltanto un divertimento. Ma se invece si giudica con occhi più attenti, bisogna riconoscere che queste sue provocazioni hanno sempre un grande fondo di verità.
E la ragione è ovvia: Savio è un uomo sincero e trasparente. Uno che fa quello che dice senza nascondersi dietro a un dito, uno che va dritto al punto senza giri di parole, a differenza della maggior parte dei politici locali che contesta.
Perciò, nonostante tutto, nonostante molti lo ritengano soltanto un “rompiscatole che non ha altro da fare” e “uno a cui non va mai bene niente”, Savio è più umile e genuino di tante altre persone, sa riconoscere perfettamente i propri limiti e, a volte, anche l’inconcludenza del proprio modo di protestare.

Di tutto questo ho avuto conferma una mattina, quando Savio mi ha aiutato a caricare un vecchio mobile sul suo trattore e a portarlo in discarica, a Vieira.
Durante il viaggio lento e rumoroso, entrambi dovevamo urlare per sovrastare il chiasso del motore, in modo che le mie domande e le sue risposte trovassero un piccolo spazio nell’udito. E in quei momenti mi è venuta in mente una definizione, che secondo me calza a pennello: Savio è un contestatore buono.
Mi spiego meglio. Prima di tutto, Savio è buono per un motivo elementare, ma non così banale: non è violento, mentre molti altri contestatori lo sono.
Poi è buono perché sa usare l’ironia, anche in questo caso a differenza degli amministratori che prende di mira, la cui scarsa ironia invece è pari alle promesse elettorali non mantenute.
Ancora, è buono perché in questo paese (Livigno) è rimasta quasi l’unica persona a fare satira, ossia quella cosa che molti politici proprio non capiscono e non digeriscono, ma che è un modo che parte del basso per avere una piccola rivincita sul potere, forse l’unica vera rivincita che può permettersi il popolo.
Ma, cosa fondamentale, Savio è buono perché fa il contestatore anche per ognuno di noi, per ogni cittadino. Questo non si può negare e non lo può negare neppure chi proprio non lo sopporta. Lui fa quello che ognuno di noi dovrebbe fare. Cioè contestare le assurdità, protestare contro scelte senza senso, far emergere i favoritismi, rifiutare lo sperpero di denaro pubblico, opporsi alle imposizioni, reclamare i propri diritti, ribadire che le opinioni – quando hanno un minimo di fondamento – vanno accettate anche se sono diverse da quelle “suggerite” dalle stanze della casa comunale, e non derise come invece succede.

Direi perciò che è palese che Savio fa comodo a molti di noi, in particolare a quelli di noi che non hanno il coraggio di dire pubblicamente quello che pensano, o che per interesse personale preferiscono non prendere una posizione netta.
Fa comodo ai contestatori da bar, che si lamentano di ogni cosa davanti a un caffè o a una birra, ma che nel momento del dunque – cioè quando la critica va trasformata in azione o in voto – spariscono nello stesso liquido che hanno ingollato.
E fa comodo a chi non vuole esporsi, tanto che può capitare – e capita spesso – che qualcuno contatti Savio per segnalare una malefatta, arrivando a pretendere che sia lui a renderla pubblica e, quindi, a metterci la faccia e a subirne le conseguenze.

Le mie sono vittorie di Pirro” mi ha detto allora Savio mentre gli scattavo una fotografia.
Perché nonostante sia uno dei pochi livignaschi a lottare costantemente, anno dopo anno, contro i soprusi e gli abusi in paese, lui si sente, appunto, come il re Pirro, che aveva sconfitto i romani subendo perdite così alte da diventare incolmabili, condannando il proprio esercito e se stesso all’inevitabile sconfitta.

Ma io, di Savio, mi fido. Non m’importa se i post che scrive sono sgrammaticati, se dimentica le “h” quando coniuga il verbo avere o se la sua punteggiatura fa acqua da tutte le parti. Io mi fido. A differenza – lo ripeto ancora una volta – della maggior parte degli amministratori locali, che mettono tutte le “h” al posto giusto, ma che in quanto a coraggio, coerenza e sincerità hanno molto da imparare.
Soprattutto, mi fido perché ho capito e ho concluso che ognuno di noi ha dentro di sé un Savio pronto a uscire, a esplodere e a farsi valere. Ognuno di noi è Savio, e quando finalmente ce ne renderemo conto non avremo più bisogno, per contestare il potere, di nasconderci dietro il Savio originale.

(Nella foto: un primo piano di Savio Peri, valtellinese di Livigno classe 1963)

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