Val Tartano, val Masino e val d’Arigna

thomasLuoghi

Una breve vacanza in famiglia nell’immediato post lockdown, con la voglia di tornare a viaggiare dopo intere settimane di immobilità.
A inizio giugno 2020, insieme a moglie e figli, sono stato in bassa e media Valtellina, a vedere tre valli (val Tartano, valle dei Bagni di Masino e val d’Arigna) che nel mio cammino di 400 chilometri avevo soltanto sfiorato.
Tra passeggiate e relax, incontri con persone del luogo e diversità di paesaggi, questi luoghi hanno riconfermato – se mai ce ne fosse stato bisogno – la bellezza e l’unicità della Valtellina.
Ognuna di queste vallate ha reagito alla modernità a modo proprio e le differenze tra una e l’altra saltano subito all’occhio. Io provo a descriverle attraverso alcuni passi presi dal mio libro Il mio viaggio in Valtellina, iniziando però da parole che riaffiorano nella mente dopo ciò che ho visto più da vicino.

VAL TARTANO
Nuova linfa. Selvaggia. Impaziente. Silenziosa. Isolata. Rurale. Impervia. Necessità di protezione. Vertigini. Semplicità.

Camminai guardando alla mia destra la strada della val Tartano; notai che per un primo tratto era pianeggiante e osservai come poi si inerpicava sul versante con tornanti e curve fino a raggiungere la contrada di Campo e, dopo un pendenza lieve, quella di Tartano…
Del comune di Tartano sapevo che, nonstante fosse popoloso e provvisto di scuole, era rimasto isolato dal fondovalle fino agli anni Sessanta quando, senza strada per le automobili, era raggiungibile soltanto attraverso mulattiere spossanti. Per porre fine al paradosso, fu decisivo l’intervento in Senato del famoso ministro valtellinese Ezio Vanoni…
Dalla mia posizione a fianco del fiume Adda, la valle non si mostrava in tutta la sua ampiezza perché, dopo la parte iniziale stretta e scoscesa, si biforca aprendosi in boschi, prati e alpeggi fino a cime che superano i 2300 metri, al passo di Lemma e al passo di Porcile. In lontananza, all’altezza del paese di Campo, mi sembrò di intravedere anche il Ponte nel Cielo, la nuova attrazione della Valtellina che, da quando era nata nel settembre 2018, aveva fatto tanto parlare di sé.

VALLE DEI BAGNI DI MASINO
Foresta. Umidità. Terme. Tristezza. Amara sconfitta. Immensità. Roccia. Necessità di recupero. Gloria. Alpinismo.

Sempre da San Martino, ma dalla parte opposta rispetto alla val di Mello, inizia la strada per i Bagni di Masino, un’area termale frequentata fin dall’antichità e circondata da bellissimi boschi di faggi, abeti e larici. Gli edifici dei Bagni, in gran parte rinnovati, portano ancora le tracce di un passato glorioso. La loro storia iniziava da una leggenda popolare, tramandata da generazioni, secondo la quale nel Medioevo alcuni pastori avevano notato come spesso le vacche attraversassero il torrente senza bere, risalendo poi la costa verso una pozza d’acqua calda che sgorgava dalla roccia…
Dalla metà del Novecento e fino agli anni Novanta, l’albergo dei Bagni fu gestito da Vera Cenini, una signora determinata, allegra, elegante e capace di un’accoglienza straordinaria; è stata la prima donna a dirigere una stazione del Soccorso alpino: quella della val Masino, appunto. L’albergo era la sua vita, ma quando morì lei, anche l’anima dei Bagni se ne volò da qualche altra parte, abbandonata a se stessa, e gli edifici restarono lì, muti e inespressi, tra i faggi contorti dallo scorrere delle stagioni, nonostante furono riaperti per un breve periodo prima di essere chiusi definitivamente.

VAL D’ARIGNA
Abbandonata. Spopolamento. Sincera. Verde. Umida. Contraddizioni. Pezzotto. L’ultimo artigiano. Borgo. Obbligo di rinascita.

Restai sul Sentiero Valtellina e sfiorai Piateda e la contrada di Boffetto, mentre a un incrocio vidi la deviazione per la strada che sale in val d’Arigna, un’altra delle valli laterali delle Orobie che, come la val Tartano, avevo deciso di non percorrere. Alla valle si accede salendo passando dalla frazione di Sazzo – posta su un terrazzo riparato dai venti, che ricordavo per un vecchio festival di musica rock – e attraverso fitti castagneti si arriva alla frazione di Fontaniva, meglio conosciuta con il nome di Arigna, situata a poco più di 800 metri. Era proprio lassù che si era sviluppata una delle forme più originali di artigianato delle valli valtellinesi: la tessitura a mano su telai in legno del pezzotto, un tipo di tappeto con toni di colore allegro e disegni raffinati.

In fondo è proprio così, come ho scritto in alcune dediche sulle copie del mio libro: La Valtellina è un saliscendi di emozioni e rivelazioni.

(Ho scattato la fotografia che accompagna il post in val Tartano, nel giugno 2020)

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