Passeggiando sul Sentiero Gourmet

È così che ci si innamora del buon cibo, pensi.
Passeggiando e chiacchierando. Ammirando gli chef al lavoro, a un passo dai fornelli, ascoltando le storie di ingredienti e di ispirazioni. Pregustando tutto quello che assaggerai.

Se è vero che i cuochi e i pasticcieri sanno prenderti per la gola, sul Sentiero Gourmet di Livigno fanno molto di più. Prima ti portano su una strada bianca di montagna, dove devi camminare per “guadagnarti” le prelibatezze. Poi ti invitano a scoprire l’allestimento e l’atmosfera dei cinque luoghi del gusto. Infine, ti servono piatti di finger food che sono una scoperta preziosa, uno scrigno che si apre tra le mani. E tu non vedi l’ora di passare dagli antipasti ai primi, dal piatto di mezzo ai secondi, dai dessert al caffè.

Stai ancora pensando al cibo che hai appena assaggiato, alla creatività delle menti che l’hanno concepito e all’abilità delle mani che l’hanno cucinato, quando ti accorgi di allungare il passo.
Ma se prendi velocità non è per la discesa, non è per la pioggia leggera che ti ha sorpreso lasciando Li Mota, dove ci sono gli antipasti. È perché vuoi vedere altre portate, scoprire altri gusti, far scivolare in bocca altre bontà. Vuoi dimenticare le fatiche della giornata, vuoi immaginarti in un luogo lontano, vuoi lasciarti andare al buonumore che solo il cibo gourmet – e altre poche cose – sanno regalarti.
È così che ti accorgi di allungare il passo, anche se le due donne che guidano il gruppo, vestite con i costumi tipici, rallentano l’andatura.
Sono d’accordo con i cuochi e i pasticcieri, pensi.
Le due donne hanno il compito di farti venire l’acquolina in bocca, di stimolare la tua attesa, di eccitare i sensi per quando ti serviranno i finger food a Plan da Rin Alt, dove ci sono i primi piatti.
Ed è proprio quello che succede. Perché quando assapori il cibo ti accorgi che la pioggia che ti ha bagnato i capelli non è niente in confronto al gusto che ti invade la bocca. E in quell’istante realizzi che l’attesa del piatto vale il piatto stesso, così come il viaggio che affronti per arrivare a destinazione conta più della destinazione.
Il cibo è fatto di attese, di aspettative, di sorprese, pensi.
È fatto di dubbi, non di certezze. Per questo ogni piatto è una scoperta preziosa.

Mentre decidi quale fusione di ingredienti ti ha conquistato di più, quale sapore ricorderai per sempre e quale forma ti ha fatto sorridere di piacere, ti accorgi di essere arrivato al Pont dal Vert, al piatto di mezzo.
Tu ti incanti a filosofeggiare e nel frattempo i cuochi pesano, tagliano, versano, scottano, friggono, compongono, impiattano. In cucina fanno cose che neanche immagini, che neanche concepisci. E a te non resta che assaggiare. Ancora, ancora e ancora.
Guardi i finger food sul tavolo, li degusti concentrato, esulti e poi, d’improvviso, ti rendi conto che il cibo è anche una questione di equilibrio, di eleganza, di rapidità, di fantasia. È un insieme di composizioni verticali, orizzontali, tonde, quadrate, geometriche, tradizionali e pop che ti fa girare la testa come una trottola. Tanto che non sai più dove guardare, cosa guardare.
Vorresti che il piatto non finisse mai, che il gusto ti restasse impresso nella mente e sotto la lingua. Per sempre.
Il piacere del cibo – e del vino – rende le persone felici, pensi.

Così cammini e sorridi ancora, beato, come se non ci fosse passato o futuro, solo presente.
Sei arrivato oltre la metà del Sentiero Gourmet e la pioggia è solo un ricordo sfumato. La musica di sottofondo che accompagna la cena ha lo stesso gusto nobile del cibo, mentre il fuoco che riscalda la sera e il profumo della legna che brucia ti riportano all’infanzia, a ricordi sereni.
Arrivi al Pont da Rez Sc’tort, ai secondi piatti, e ormai sei completamente nelle mani degli chef. Quasi non pensi più a cosa mangerai. Ti lasci cullare dal desiderio del cibo come una piccola barca si lascia portare al largo dalle onde del mare.
Ti abbandoni ed esulti ancora, ma ora sei calmo, appagato. La frenesia dei primi assaggi ha lasciato il posto alla consapevolezza che stai vivendo qualcosa di irripetibile. Aspetti con pazienza che ogni cosa faccia il suo corso. Sei quasi alla fine.
Anzi no, non è vero, pensi.
Non sei alla fine. Ci sono ancora i dessert, ci sono i pasticcieri. E se ci sono i pasticcieri non può esserci inizio migliore.

Il buio della notte è sceso silenzioso e ha steso un velo scuro sul Sentiero Gourmet, come a nasconderlo. Ma niente è più luminoso e desiderabile di una cena che si conclude con il dolce.
Sei al Laghet da Campaciol, ai dessert appunto, e prima di sederti al tavolo passi fra due ali di pasticcieri, in piedi ai tuoi lati per accoglierti come si deve alla degustazione.
I pasticcieri si vogliono sempre distinguere dai cuochi, pensi.
È un fatto naturale. Cuochi e pasticcieri sono simili eppure diversi tra loro, come lo sono la spada e il fioretto. Entrambi hanno a che fare con un’infinità di ingredienti e di ricette, ma arrivano al risultato finale con tecniche differenti. Sono complementari, sono la sorgente e il fiume, sono il monte e la valle. Non possono fare a meno uno dell’altro.
Ti allontani e nel palato hai i sapori della dolcezza, nelle orecchie i suoni della croccantezza e negli occhi i colori della morbidezza. Cammini ancora. Non sei stanco. Sei felice.

Alla fine del Sentiero Gourmet trovi ad accoglierti un grande falò. Senti il rumore di un torrente che scorre e la musica della festa, distingui l’odore del caffè artigianale. Vorresti ricominciare da capo. Ti torna alla mente un aforisma di Oscar Wilde: “Ho dei gusti semplicissimi; mi accontento sempre del meglio”.
Bisognerebbe imbucarsi nell’ultimo gruppo di commensali, pensi.
Vorresti sfruttare la confusione che crea un evento come questo, partire da capo e assaggiare tutto, di nuovo. Sei tentato, ma lasci perdere. Sai perfettamente che gli chef – almeno quelli bravi – sotto uno strato apparente di caos, ritardo e difficoltà hanno tutto sotto controllo. Sempre.
Sarà per l’anno prossimo, pensi.
Allora, inebriato dal buon cibo e dal buon vino, da una dose generosa di piacere e da un grammo di nostalgia, decidi di prendere la via di casa. Ma ritornerai, non hai dubbi. Altroché se tornerai.

(La foto che accompagna il post è di Samuel Confortola ed è tratta dal sito dell’Associazione Cuochi e Pasticceri di Livigno)

N.B. Ho scritto questo post per conto di ACPL che, come l’anno scorso, mi ha chiesto di seguire l’evento Sentiero Gourmet 2019 e raccontarlo a modo mio.
Se vuoi, a questo link puoi leggere anche i post del Sentiero Gourmet 2018.

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