Il palazzo Besta di Teglio

thomasLuoghi

Me l’ero ripromesso e qualche giorno fa ci sono stato. Fuori c’era la nebbia e all’interno i locali erano freddi, ma gli affreschi alle pareti e sui soffitti, il cortile e le stanze in legno antico mi hanno riscaldato l’anima e stimolato la mente.
Nonostante sia un museo alla portata quasi solo di veri intenditori d’arte e di storia (cosa che io non sono), il palazzo Besta di Teglio è una meraviglia, probabilmente il monumento più importante dell’intera provincia di Sondrio.
È una dimora nobiliare del Cinquecento, testimonianza di un’epoca protesa alla ricerca del bello e all’amore per la vita. Nel cortile e nelle stanze si possono ammirare i tanti affreschi di valore raffiguranti scene dell’Eneide, dell’Orlando Furioso e della creazione, oltre a testimonianze primitive della civiltà valtellinese come le tre pietre di Caven.
Ma, senza dilungarmi oltre su quello che il museo offre ai visitatori, di seguito riporto un breve estratto del libro Il mio viaggio in Valtellina in cui racconto proprio il mio arrivo a Teglio e a palazzo Besta.

A Teglio mi assalì un senso di fastidio, di vergogna, più che giustificato dal fatto che non ero mai stato lì prima di allora, se non a vent’anni e per pochissimo tempo, in un’occasione di cui non ricordavo nulla.
Teglio, per la Valtellina, non è solo importante per il valore del suo paesaggio, un insieme di più terrazzi formati da gradini naturali che vanno dai 1700 metri di Prato Valentino agli 850 metri del paese. È noto soprattutto per il suo valore storico e artistico, grazie alla perfetta esposizione a mezzogiorno e all’alternanza di pendii che ne hanno favorito le diverse coltivazioni e lo sviluppo di attività umane.
Era stato abitato già in epoca preistorica, quando le genti delle valli dell’Adda intrecciavano rapporti stretti con quelle dell’Oglio, nella vicina Valcamonica, facilitati dalla naturale via di comunicazione del passo di Aprica.
A Teglio, il 27 giugno del 1512, fu giurato il patto tra la Valtellina e i Grigioni quando questi ultimi, cacciati i francesi, divennero padroni della valle. Ma anche durante il dominio retico, il paese mantenne i privilegi goduti sotto i duchi di Milano.
A Teglio si registrò uno egli episodi più sanguinosi della rivolta del 1620, il cosiddetto Sacro macello iniziato a Tirano, quando gli insorti tellini – così sono chiamati gli abitanti del paese e proprio dalle parole Vallis Tellina deriva il nome Valtellina – sterminarono i protestanti del luogo e ne distrussero la chiesa. Il borgo possedeva dopo Sondrio la più numerosa comunità evangelica della valle e a quell’epoca il contrasto religioso era molto forte.
Infine Teglio, nel 1797, fu uno tra i primi comuni della Valtellina a dichiarare il suo distacco dai Grigioni e a rivendicare la propria libertà e indipendenza, ribadendo la centralità nell’intero territorio.
Ecco perché mi sentii infastidito. E questo sentimento si irrobustì quando, senza accorgercene, ci trovammo davanti a palazzo Besta, il monumento più significativo della provincia e una delle dimore rinascimentali più importanti della Lombardia…

(La foto panoramica di palazzo Besta che accompagna il post è tratta dal sito del Polo Museale della Regione Lombardia)

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