Olimpia che?

Mi dispiace, non mi fido dei nostri politici. Né di quelli locali né di quelli nazionali. Non mi fidavo prima e non mi fido soprattutto ora dopo averli visti festeggiare insieme – sinistra, destra, centro – la vittoria della candidatura di Milano e Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026, in cui anche Livigno e la Valtellina avranno un ruolo centrale.
Non mi fido e non salgo sul carro dei vincitori. Come tanti altri sento già il rumore delle ruspe, l’odore del cemento, il tintinnio delle monete che intascheranno pochi eletti, i preventivi di spesa che si gonfiano, il de profundis della montagna.
Non mi fido perché continuare a leggere e sentire dire “È una grande opportunità” non fa che confermare la mediocrità di chi pronuncia queste parole.

Condivido appieno i pensieri espressi nel post pubblicato da Enrico Camanni sulla sua pagina Facebook il 25 giugno 2019, il giorno successivo all’assegnazione delle Olimpiadi all’Italia.
Di seguito riporto il testo, sperando che faccia riflettere e faccia capire le motivazioni di chi è contrario ai grossi eventi sulle Alpi. Sperando che questi concetti vengano smentiti dai fatti nei prossimi anni, e che per una volta – finalmente! – abbiano ragione i politici. Ci spero, anche se non sono fiducioso che questo avvenga.

Olimpia che?
di Enrico Camanni

Ieri mi è successo di nuovo: mi sono incazzato.
Quando ho visto che la destra e la sinistra si abbracciavano con le olimpiadi invernali in mano. Non tanto perché le Alpi subiranno nuove colate di cemento, e il cemento resterà per sempre. O perché come al solito pagheremo tutti e si arricchiranno in pochi. E nemmeno perché ci sarà un motivo se tutti i paesi del mondo hanno fatto due conti e si sono tirati indietro, e perfino la Svezia aveva i suoi bei dubbi, soprattutto gli svedesi, mentre noi tutti lì a festeggiare e urlare di giubilo come dei dissennati.
Tutto vero, ma c’è di più. Ci pensate che cosa potremmo fare con quella meravigliosa armonia tra partiti, amministratori e popolo intero? Salvare tutti i migranti, rilanciare bellezza e cultura, onorare la scuola e i maestri, far rivivere i borghi e l’Italia minore, ripopolare le montagne, ridare dignità ai parchi, togliere le auto dalle città, ridare i treni ai viaggiatori, restituire il futuro ai nostri bambini. Respirare, ascoltarci, rispettarci.
Potremmo fare queste e altre moltissime cose. E allora avremmo diritto di far festa.

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