Mi scappa la pipì

Fra le tante cose vissute durante la mia vacanza in Puglia, un paio di estati fa, una in particolare mi è rimasta impressa.
Sulla porta del bagno del nostro albergo – intendo quello di cortesia che di solito si trova nella hall – c’era questa dicitura: “Prego gettare la carta igienica nell’apposito cestino”.
Subito ho pensato a problemi allo scarico, a tubature pigre, a fogne esauste, a carta igienica impermeabile all’acqua, a idraulici irreperibili. Il motivo dell’avviso poteva essere uno qualsiasi di questi.
Fatto sta che in seguito ho trovato scritte simili anche in altri bagni, stampate su un foglio A4. Ad esempio, in un bar dove abbiamo mangiato una puccia con salame piccante, o in una pasticceria dove abbiamo divorato un paio di pasticciotti a testa, o in un locale da aperitivo dove abbiamo assaggiato le friselle salentine. In tutti i bagni di questi luoghi troneggiava l’invito: “Si prega la spettabile clientela di gettare la carta igienica nell’apposito cestino”.
E io, da bravo turista, senza batter ciglio ho sempre eseguito l’ordine.

Però, un pomeriggio in hotel, dopo aver fatto quello che solitamente si fa in bagno, fischiettando mi sono pulito per bene lì dietro, mi sono sistemato il costume, mi sono voltato e… giuro, non trovavo più il cestino dove gettare la carta igienica. Era sparito, porca l’oca. Ma dov’è? Assurdo, non c’era proprio più! Che fare allora? Abbandonare la carta sporca per terra? Buttare la carta nel water e rischiare di intasare lo scarico? Nasconderla tra le fessure delle mattonelle? Portarla in spiaggia e gettarla in mare? Non sapevo proprio che fare, davvero. E di sicuro non potevo infrangere la regola dei bagni pugliesi, anche perché il foglio A4 sulla porta mi puntava minaccioso e quasi mi sfidava: “Prego gettare la carta igienica nell’apposito cestino”.

Così, ho preso l’unica decisione possibile, perché non c’erano alternative: mi sono diretto alla reception tenendo in mano i pezzi sporchi di carta igienica e ho esibito un sorriso gentile, dispiaciuto e perfido allo stesso tempo.
Vedendomi arrivare, l’anziano proprietario dell’hotel – un buffo signore con la voce nasale identica a quella di Maurizio Costanzo e dunque capace di sputacchiare parole incomprensibili – intuendo cosa avessi in mano si è alzato dalla sedia, allarmato e schifato, è arretrato di un passo e mi ha detto: “Dica pure signò. C’ha qualche probblema per caso?”.
Io, per tutta risposta, senza smettere di sfoggiare il mio sorriso gentile, dispiaciuto e perfido, ho allungato la mano verso di lui e gli ho passato la carta igienica tutta pisciata e cacata, indicando il cestino immacolato alle sue spalle.
Infine, sollevato, ho fatto dietrofront e sono tornato in spiaggia.

P.S.: ovviamente ho romanzato questa mia avventura pugliese e, per la cronaca, quel giorno ho buttato la carta igienica nella tazza e ho tirato l’acqua, pregando che il water non si intasasse. Mi è andata bene.

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