Le strade ignorate

thomasLuoghi

Nell’ultima settimana di agosto, dopo giorni in cui al lavoro e nel paese in cui vivo ero rimasto sommerso dal delirio che contraddistingue le località delle Alpi prese d’assalto dai turisti (ne parlo anche nel post Folla e follia in montagna), sono riuscito a godermi in totale solitudine – o quasi – un’escursione liberatoria tra le mie valli, cercando di camminare sui sentieri meno battuti.
A volte, infatti, anche se si vuole raggiungere una meta conosciuta si possono percorrere strade ignote o ignorate dai più. Ed è proprio questo il bello: evitare – in montagna come al mare, in città come in collina – i posti o i periodi più frequentati dalle masse, in modo da assaporare al meglio il paesaggio che attraversiamo e dunque il nostro viaggio fisico e mentale.

Allora capita che in luoghi affollatissimi, come lo sono molte valli di Livigno in estate, si incontra una sola persona nella salita al Crap da la Paré – sempre che si sia scelto di salire dalla valle Scura. Da qui, se poi si vuole raggiungere il passo d’Eira, non si può che scendere dalla carrozzabile e a questo punto viene naturale correre a perdifiato, zigzagando per sfuggire alla massa di persone che invece cammina sulla via più breve e comoda, con il parcheggio poco distante.
Anche nella discesa ripida di Trepalle, fino al bivio delle valli di Tort e di Trela, le persone che si vedono sono davvero poche e quando si prende il sentiero alto di Tort lasciandosi inghiottire dal bosco, si incontrano soltanto un paio di biker. Poi però, come per dispetto, tutto il silenzio e la natura guadagnata sono scacciati in malo modo dal disordine e dal vociare scomposto di chi invade la strada bianca della val Alpisella, ormai un prolungamento della zona pedonale del paese; e così, assecondando l’istinto, non resta che rimettersi a correre e allontanarsi il più in fretta possibile dalla ressa.
Infine, prima di concludere un percorso di 17km abbondanti, per riguadagnare il silenzio e la natura ci si concede un’ultima breve salita al sentiero delle Tee di Pemont che, nonostante la vicinanza al fondovalle, è anch’esso inspiegabilmente deserto.
Che goduria, la pace!” si realizza ancora una volta, stanchi e soddisfatti. E da lassù verrebbe da urlare che nei luoghi del turismo sopravvivono comunque strade ignote o ignorate dai più, preziose proprio come il silenzio e la natura di montagna. Basta cercarle, basta volerle. Ma, pensandoci bene, è meglio tacere. Non ha senso urlare e farlo sapere agli altri. È meglio tacere perché ci si rende conto che i sentieri poco frequentati sono da tenere nascosti alle masse, sono da proteggere. È giusto che lì ci cammini e ci corra soltanto chi lo merita davvero.

(Ho scattato la fotografia che accompagna il post a Trepalle, frazione di Livigno, nell’agosto 2020)

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