Il rumore di San Siro

Avevo nove anni, la prima volta che entrai nello stadio di San Siro. Era la fine di aprile del 1985, il pomeriggio era caldo e soleggiato, l’emozione mi spettinava i capelli tagliati a caschetto e per farmi coraggio tenevo stretta la mano di mio padre. C’eravamo noi due e altre persone di Livigno, e c’erano migliaia di tifosi che riempivano lo stadio in ogni posto.
La partita era Milan – Verona, con un Milan che sfoggiava la maglia rossonera sponsorizzata Oscar Mondadori, a strisce strette strette, mentre il Verona, che quell’anno avrebbe vinto lo scudetto, aveva la sua classica divisa giallo banana sponsorizzata Canon.
Che io ricordi all’epoca ero già un vero tifoso rossonero, nonostante la squadra non fosse da primi posti. Conoscevo a memoria nomi, cognomi, ruolo e stile dei giocatori che negli anni a venire sarebbero diventati leggende (Baresi, Tassotti, Galli, Evani, Virdis), quelli degli unici due stranieri in squadra (Hately e Wilkins), quelli dei giocatori meno forti ma con i nomi simpatici, da cartone animato, divertenti agli occhi di un bambino (Verza, Scarnecchia, Manzo o il terzo portiere Ottorino Piotti).

Quel pomeriggio, quando varcai i cancelli esterni, salii i ripidi gradini per arrivare al secondo anello e infine mi trovai all’interno dello stadio, vedendo sotto di me il campo dall’erba verdissima e percependo nell’aria tutte le vibrazioni dell’attesa, le gambe mi tremarono. Spalancai la bocca, preso alla sprovvista: restai impressionato dalla grandezza dello stadio, dalla sua ampiezza e altezza, io che abitavo in un piccolo paese e ancora non avevo visto né grandi città né grattacieli. Mi impressionò soprattutto perché non capivo come quella costruzione in cemento potesse contenere – senza crollare – tante persone, talmente tante che era impossibile contarle una per una senza perdere il conto.
Invece, se il ricordo non m’inganna, non mi impressionò più di tanto il rumore di San Siro, i commenti e le grida dei tifosi, i canti e i boati della curva. Cosa che viceversa ha impressionato – anzi, direi turbato! – mio figlio Davide, che la settimana scorsa ho portato allo stadio a vedere Milan – Udinese.
Probabilmente è stato per la sua età, ha quattro anni e mezzo, ma se all’inizio canticchiava e batteva le mani al ritmo dei cori della curva, appena i tifosi hanno cominciato a urlare contro i giocatori per un passaggio sbagliato, a inveire contro l’arbitro per un fallo non fischiato, a rammaricarsi per un gol sfiorato, si è tappato le orecchie e ha guardato in faccia le persone che gridavano accanto a lui, una a una, quasi a voler cogliere un segno rivelatore e capire il motivo delle urla.
Addirittura, a un certo punto ha voluto mettere in testa la sciarpa del Milan a mo’ di uovo di Pasqua, così da proteggere l’udito. Almeno fino all’epilogo, quando al gol di Piatek è scoppiato a piangere in reazione all’improvviso boato dello stadio. In quell’attimo ero in piedi a esultare, come tutti, e voltandomi un poco di lato mi sono accorto che lui era in lacrime, seduto sul seggiolino, piccolo e indifeso nel cuore di quella folla urlante, animalesca, e mi guardava con gli occhi spalancati rimproverandomi di averlo portato lì in mezzo.
Per fortuna poi, una volta calmato, è riuscito a controllarsi fino alla fine della partita, benché non fosse per nulla interessato al gioco. E al gol del pareggio dell’Udinese non si è nemmeno spaventato, anche perché nessuno dei presenti ha esultato e, se qualcuno lo ha fatto, in pochi se ne sono accorti.

Meglio, molto meglio, è andato il resto della breve gita padre-figlio in città, grazie anche alle indicazioni del libro Pimpa va a Milano, che abbiamo seguito quasi alla lettera: visita al Duomo e passeggiata in centro, visita al Castello Sforzesco, spostamenti in metropolitana e visita al Museo di Storia Naturale dove il clou è rappresentato dalla sala con gli enormi scheletri dei dinosuari.
Allo stadio – così ci siamo accordati io e mio figlio – torneremo quando sarà un po’ più grande. Per allora sarà diventato un vero tifoso e i rumori e le urla animalesche della folla non gli faranno nessun effetto. Anche se forse San Siro non esisterà più.

(La foto che accompagna il post è tratta dal sito ufficiale del Milan)

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