Fantasticare la Maremma

Guido spensierato su strade provinciali strette e semideserte, dove incrocio più ciclisti che automobili. Fuori dal finestrino le colline, i prati, i campi di grano e i vigneti hanno dozzine di sfumature di giallo e di verde, mentre i boschi fitti e scuri in cui mi inoltro nascondono la selvaggina di campagna.
Seguendo con gli occhi la striscia d’asfalto che si allunga tra saliscendi infiniti e dolcissimi, mi sorprendo ad avvistare all’improvviso, là in alto, poderi, piccoli borghi e cittadine in sasso che dominano il promontorio, protetti da cipressi o da mura antiche che resistono alla modernità.
Una sensazione di pace mi invade, il silenzio mi conquista, il caldo mi sembra irrinunciabile e il fantasticare sul vivere la mia vita qui, nella Maremma, mi rende allegro e fiducioso.
E poi l’odore di menta, le tartarughe di terra, il vino sfuso degli agricoltori, l’ombra fresca dei vicoli, le lucciole nell’erba alta, le balle di fieno rotonde e la consapevolezza che poco più giù, oltre le colline, c’è il mare, mi fanno felice. Mi fanno sentire vivo. Mi fanno pensare e ripensare il mio presente e il mio futuro.

Qui, nella campagna della Toscana, il turismo non sembra invadente, il consumismo non sembra indispensabile. Qui si vive la stessa epoca del resto del mondo, eppure c’è qualcosa di diverso. La vita ha un suono diverso perché è lenta, i luoghi hanno un suono diverso perché sono a misura d’uomo, la natura ha un suono diverso perché domina su tutto.
Qui non c’è aria di competizione, non c’è frenesia, non c’è rincorsa all’apparenza e al denaro, non c’è smania di grandezza. Qui in campagna, se le sensazioni che provo ora non mi ingannano, c’è soltanto voglia di semplicità e di calma.

Il luogo in cui vivo mi piace sempre di meno, lo sopporto sempre di meno. Mi fa sentire a disagio. Continuo a sognare, a fantasticare, di andare lontano.

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