Dovremo sporcarci le mani

thomasLuoghi

Facendo zapping in televisione e sui social mi sono reso conto che, in questo periodo drammatico in cui i veri valori della vita stanno prepotentemente tornando a galla, sentire parlare di argomenti futili come, per esempio, il futuro del calcio (concludere i campionati, rinviare gli Europei, abbassare gli stipendi ai calciatori), la moda e l’arredamento (quali colori abbinare a quali capi, dove trovare una mascherina griffata, meglio il pavimento in cotto o in marmo, quale centrotavola scegliere per Pasqua), l’invadenza del bisogno di piacere agli altri e di farsi notare a tutti i costi (vedi su Instagram l’esibizione di corpi, di prodotti e di presunta perfezione), o il resoconto della giornata dei vip chiusi nella casa (chi eliminare, chi ha detto cosa a chi, chi pensa male di chi, chi è più popolare di chi) ecco dicevo, sentire parlare e vedere tutto ciò mi provoca parecchio disgusto e altrettanto ribrezzo, oltre che rabbia e delusione.

Perché, in un momento epocale come questo, mentre il governo mette in campo ogni giorno nuove disposizioni per circoscrivere il virus dietro insistenze del comitato scientifico (benedetti scienziati, veri salvatori del Paese!), mentre medici, infermieri e volontari lottano allo stremo per tenere in vita i malati gravi e non far aggravare tutti gli altri, mentre le forze dell’ordine restano in strada a controllare che i menefreghisti non continuino a comportarsi da imbecilli, mentre farmacisti, commessi di alimentari, impiegati pubblici, operai, giornalisti, autisti e autotrasportatori (e tutte le categorie che sto dimenticando) garantiscono l’approvvigionamento di beni e servizi essenziali, ecco dicevo, in un momento epocale come questo noi uomini e donne, noi giovani, maturi e vecchi, insomma noi tutti dobbiamo convincerci che nelle prossime settimane dovremo impegnarci seriamente per contribuire a costruire (ognuno mettendo il proprio mattoncino) un nuovo modello di società non più vizioso bensì virtuoso, dove torneranno finalmente a contare la sobrietà e la semplicità, il rispetto degli altri e di noi stessi, la sostanza e non la superficialità, il valore dei sentimenti e non il valore delle cose che si possiedono, il tempo da passare in famiglia e non quello per accumulare denaro, le ottime idee e non il portafogli, la buona politica al servizio della collettività e non la cattiva politica al servizio delle lobby e del malaffare, la tutela dell’ambiente e non lo sfruttamento delle risorse, il finanziamento di ciò che rende davvero equa una società (sanità, ricerca, scuola, cultura, giustizia, mobilità sostenibile, turismo dolce, agricoltura e allevamento responsabili, conservazione del territorio e delle tradizioni) e non più lo sperpero di denaro pubblico che la maggioranza dei politici italiani ha perpetrato per decenni al solo scopo di soddisfare gli amichetti potenti e garantirsi la poltrona.

Insomma, in queste settimane tante persone (artisti, giornalisti, sociologi, filosofi, economisti, semplici cittadini, perfino il presidente del Consiglio Conte e il ministro Boccia) parlano della necessità di riscoprire questi valori, e altrettante persone sperano che tutto ciò possa accadere sul serio nei prossimi mesi e anni, con modalità valide non soltanto per i benestanti ma soprattutto per i precari e i poveri.
A detta di queste persone quello che servirebbe (e sono d’accordo) è una ripartenza quasi da zero, un ripensamento a tutto tondo della vita occidentale, una revisione della quotidianità. La globalizzazione, il consumismo e la dea apparenza ci hanno reso prima schiavi di un sistema che ha dimostrato già da tempo di aver fallito e infine disumani. Ora la grave crisi sanitaria, sociale ed economica che stiamo vivendo e che continueremo a vivere nell’immediato futuro dovrebbe servire anche per cambiare rotta e farci tornare più umani (al prezzo, purtroppo, di troppe vittime). Ma, per riuscirci, per fare in modo che un rinnovamento inizi davvero, per poter dire non soltanto che ci abbiamo provato bensì che ce l’abbiamo messa tutta, dovremo sporcarci le mani e le unghie come non facciamo da tempo e, cosa essenziale, dovremo sporcarcele a fondo senza aspettare che sia qualcun altro a farlo per noi.

(La fotografia che accompagna il post è di Enzo Bevilacqua ed è tratta dalla pagina Facebook di Livigno is magic)

Condividi questo post