9. Cimatura. Diario da una vigna

thomasLuoghi

Venerdì 16 luglio 2021

Quando arriva l’estate bisogna tagliare le punte dei tralci, così la vite non disperde le energie in parti “inutili” della pianta, ma le distribuisce in modo omogeneo nei tralci rimanenti e di conseguenza nei frutti in costante crescita.
Un’operazione che si chiama cimatura, effettuata dagli operai di Plozza Vini con due enormi forbici, indispensabile in questa fase del ciclo di sviluppo della vite e che deve essere ripetuta nei vigneti molto vigorosi.

Pilo alle prese con la cimatura

È un fine settimana di metà luglio, sono in una vigna di Chiuro (in Media Valtellina, a pochi chilometri da Sondrio) e dopo aver parcheggiato l’auto raggiungo a piedi i ragazzi della squadra operai.
L’erba è bagnata per la pioggia caduta nei giorni scorsi – pioggia che ha anche rallentato il lavoro su tutto il Versante Retico – e il terreno rilascia ancora umidità.
Le foglie della vite sono aumentate parecchio, non solo in grandezza ma anche in numero, tanto da non riuscire a vedere se tra un filare e l’altro c’è qualcuno. Anche i grappoli d’uva sono cresciuti notevolmente; sono ancora verdi e acerbi, ma hanno preso la loro forma caratteristica e si mimetizzano tra le foglie, come se volessero proteggersi da potenziali predatori.
La vigna di Chiuro è lunga e larga, sale prima dolcemente e poi si fa sempre più ripida; la presenza umana la si nota soltanto da due particolari: il vociare che si distingue qua e là, in lontananza, e le lame di un forbicione che spuntano in alto, oltre il terzo filo dei filari, e che tagliano quei tralci che non ne vogliono sapere di rallentare la crescita.
Vedendo le lame affilate lavorare con velocità, la mia mente corre subito al film Edward mani di forbice. L’effetto scenografico è lo stesso, solo che a tenere in mano l’attrezzo non è un tizio dai capelli improbabili e dalla carnagione bianchissima, bensì uomini di varie età e nazionalità che sudano tra i campi dalle sette di mattina alle cinque di pomeriggio, con un’ora di pausa pranzo (da passare sempre in vigna) e un paio di altre brevi pause durante la lunga giornata.

Crescita del grappolo d’uva

Saluto Marco e mi faccio raccontare le novità delle ultime settimane, soffermandomi sul fatto che è lui a essere diventato il nuovo capo operaio, dopo che Andrea ha lasciato il lavoro.
Non sento il peso della responsabilità” dice con franchezza. “Tutti gli operai sanno fare il proprio mestiere, dunque non hanno bisogno di qualcuno che gli stia addosso o gli dica che cosa fare.”
Più che altro” aggiunge alla fine, “devo dettare i tempi dei compiti da svolgere e programmare gli spostamenti da una vigna all’altra. Ma a decidere è sempre Bruno, il responsabile dei vigneti e delle cantine. Io sono solo una sorta di portavoce.”
Marco è un giovane lombardo nato e cresciuto in provincia di Como, anche se suo padre è un valtellinese purosangue, trasferitosi al lago negli anni Sessanta come tanti altri valligiani.
Marco vive a Grosio dai parenti ed è capitato in provincia durante la vendemmia di tre anni fa, assunto per un paio di settimane. Senza saperlo o averlo programmato, stava iniziando la sua avventura tra le vigne.
Ricordo che il primo giorno di vendemmia ci siamo trovati in zona Inferno, in alcune delle vigne più impervie” racconta. Dopo due ore volevo mollare e scappare il più lontano possibile. Troppa fatica, troppi pericoli. Ero sicuro di non farcela. Invece ho resistito, non so nemmeno io come, e dal secondo giorno è stato tutto meno difficile. Allora ho capito che volevo e potevo fare questo lavoro.”

Marco, 22 anni, è il nuovo capo operaio

Oggi, alcuni operai della squadra sono in altri vigneti valtellinesi di Plozza a occuparsi di tagliare l’erba, per liberare lo spazio tra le viti, dove possibile. Nei prossimi giorni, invece, è in agenda il diserbo, ossia l’eliminazione delle piante infestanti che crescono accanto al tronco della vite, in modo che non le venga rubata altra linfa preziosa.
D’ora in poi, saranno sempre queste le mansioni da svolgere fino alla prossima vendemmia, in un circolo che concluderà la vita annuale della pianta: “Cimare, bagnare, diserbare e defogliare” sorride Marco. “Nient’altro.”
Gli sorrido di rimando e penso a quanti mesi mancano all’autunno, però i miei pensieri sono interrotti da una voce decisa che, alle dieci in punto, urla a Marco che è ora della pausa.
Lui dà subito l’ok e tutti si dirigono in un punto specifico del vigneto, dove ci sono zaini e magliette; poi si siedono a terra, chiacchierano del più e del meno, si riposano e mangiano uno spuntino. In attesa di riprendere la cimatura.

CONTINUA…

(Le fotografie che accompagnano il post sono state scattate da me nella zona di Chiuro)

Leggi anche i post precedenti:
8 Cambiamenti. Diario da una vigna
7 Legare. Diario da una vigna
6 Bagnare. Diario da una vigna
5 Cantina. Diario da una vigna
4 Attesa. Diario da una vigna
3 Lontananza. Diario da una vigna
2 Sole. Diario da una vigna
1 Rinascita. Diario da una vigna
Diario da una vigna

Pausa spuntino di metà mattina

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