8. Cambiamenti. Diario da una vigna

thomasLuoghi

Mercoledì 30 giugno 2021

Manco dalla vigna da inizio giugno e ci tornerò soltanto tra un po’. Quindi, per questo post, ho pensato di raccontare brevemente alcuni fatti storici sulla viticoltura nel nostro territorio e poi di trascrivere le parole di Andrea, il capo operaio di Plozza, che ha deciso di lasciare il lavoro tra i vigneti per dedicarsi a tempo pieno all’attività di accompagnatore di media montagna.

La storia del vino in provincia di Sondrio affonda le radici in epoche lontane. Esistono citazioni di Virgilio e Plinio, in periodo romano, che elogiano le qualità dei vini valtellinesi, ma è attorno all’anno Mille – grazie al duro lavoro dei monaci – che il legame tra Alpi retiche di Valtellina e produzione vitivinicola diventa indissolubile.
In seguito, a partire dal Cinquecento, la coltivazione dei vigneti in questa parte dell’arco alpino acquista maggior impulso per l’annessione della Valtellina alla Lega Grigia (Cantone Grigioni), con un commercio florido soprattutto verso il centro Europa, almeno fino alla fine del Settecento.
L’assetto politico della Valtellina cambia poi nell’Ottocento con l’annessione alla repubblica Cisalpina, anche se il successo della viticoltura prosegue senza impedimenti e arriva alla massima espansione di territorio dedicato alla vite: oltre seimila ettari per buona parte terrazzati, molti dei quali oggi soppiantati dalla coltura del melo, dal bosco e dall’urbanizzazione.

1930: vendemmia a Bianzone, vicino a Tirano

L’Ottocento è segnato però da epidemie che mettono in crisi il sistema agricolo locale, e le due guerre mondiali portano una flessione della coltivazione dell’uva e della conseguente produzione di vino. A questi cambiamenti si deve aggiungere il crescente spopolamento, dopo la metà del Novecento, della mezzacosta a favore del fondovalle e, di conseguenza, l’abbandono dell’agricoltura per lavori “moderni” meno faticosi e più redditizi.
Oggi la superficie coltivata a vite in Valtellina è di poco superiore agli ottocento ettari, concentrata nelle zone più vocate del versante retico, quasi tutte terrazzate, tra i 300 e i 600 metri di quota, con alcune eccezioni rappresentate da vigneti che sfiorano gli 800 metri e vigne nate sul versante orobico.
È questa l’eredità di un mondo contadino millenario modellato su muretti a secco, manufatti rurali come le scalette per accedere ai vigneti, vasche per la raccolta dell’acqua, fontane, ripari e sentieri, oltre a caseggiati, ricoveri per gli attrezzi e locali per l’appassimento delle uve.
Un’uva – il nebbiolo – che trova appunto in Valtellina e in Valchiavenna il suo habitat ideale, e dove esistono decine e decine di case vinicole attive. Tra di esse, Plozza è una di quelle con la storia più antica, tanto che, nel lontano 1946, è stata la prima a commercializzare lo Sforzato, il vino più pregiato prodotto tra queste montagne.
E nella storia recente dell’azienda per metà elvetica e per metà italiana, un posto fisso lo ha avuto negli ultimi tredici anni anche Andrea, colui che mi ha introdotto e accolto nei vigneti per questo mio progetto del Diario da una vigna.

La provincia di Sondrio e le zone vitivinicole

Dopo aver passato l’infanzia e l’adolescenza a Milano, nei quartieri degradati della periferia nord, Andrea ha inseguito il suo sogno di bambino e a ventitré anni si è trasferito in Valtellina.
Mi piaceva andare in montagna e mi accorgevo sempre più di come i boschi mi facessero stare bene” mi confida al telefono. “Così, appena ho potuto, ho lasciato la città insieme alla mia compagna di allora e ho trovato lavoro a Tirano. Sono un montanaro per scelta. Ora è frequente e va anche di moda abbandonare la città per la montagna, ma io l’avevo fatto già nel 1995.”
Magro come il tronco di una vite e la barba lunga e scura a coprirgli il viso, Andrea è arrivato in vigna nel 2008.
Lavoravo in un’azienda locale con un contratto a termine, ma quando sono rimasto disoccupato e mi sono separato dalla donna che nel frattempo era diventata mia moglie, ho deciso che dovevo realizzare il mio ideale di montagna, ossia vivere in pendenza. Sono andato a cercare impiego in diverse case vinicole, da Sondrio a Tirano, tra cui Plozza che non conoscevo. Ho superato il periodo di prova e sono stato assunto a tempo indeterminato, anche se allora non avevo alcuna idea di come funzionasse una vigna o quale fosse il ciclo di crescita della vite. La mia fortuna era stata di aver già svolto lavori all’aperto, quindi di sentirmi fin da subito nel mio ambiente naturale; soprattutto, ero preparato alla fatica fisica e alle difficoltà, e ho imparato in fretta il mestiere con l’aiuto degli operai più vecchi che c’erano allora.”
Alla soglia dei cinquantanni, tuttavia, Andrea ha deciso di lasciare. Oggi è il suo ultimo giorno di lavoro in vigna. È tempo di cambiamenti e d’ora in poi si dedicherà alla sua passione per il trekking e al lavoro di accompagnatore, grazie al patentino ottenuto cinque anni fa dopo l’iter di abilitazione alla professione.
Ho bisogno di nuovi stimoli” mi dice quasi sollevato, con quel suo modo schietto e genuino che ho imparato a conoscere. “Sono stanco fisicamente e mentalmente, perché la vigna è dura e assorbe ogni energia. Fino adesso sono riuscito a portare avanti i miei due lavori contemporaneamente, ma ora sento che è arrivato il momento di rallentare. In più, mia figlia ha compiuto vent’anni e dunque sono libero di poter fare una scelta di questo tipo.”

Andrea, 49 anni, vive in Valtellina dal 1995

Andrea ammette convinto che dell’esperienza in vigna gli rimarrà tantissimo, dal punto di vista umano e professionale. Non solo il lavoro gli ha dato uno stipendio, ma gli ha permesso di vivere in un contesto dove la montagna si esprime nel suo massimo splendore, fatto di bellezza e asprezza in egual misura.
Sono convinto che la Valtellina, quassù a mezzacosta, sia molto simile a quella di cinquecento anni fa. Se escludiamo alcune modernità, il resto è uguale: basti pensare che il nostro è un lavoro che deve sottostare al ciclo delle stagioni. Ed è un lavoro perfetto per chi vuole provare un determinato stile di vita, che forse non è più attuale anche se sempre più persone sentono il richiamo della terra, della semplicità delle cose. Non dobbiamo però dimenticare che in vigna ci sono anche tanti extracomunitari obbligati a lavorarci senza averlo scelto, magari per mantenere i familiari, che spesso restano dall’altra parte del mondo.”
Insomma, la vigna è vita in tanti sensi, e se non ci fossero i vigneti sarebbe impossibile conservare questo versante delle Alpi che, al contrario, sarebbe completamente abbandonato a se stesso. E questo è un valore enorme di cui molte persone che prosperano nel fondovalle nemmeno si accorgono.
Mi piace vedere alcuni giovani con una nuova mentalità rispetto a quella che avevo io alla loro età” conclude Andrea con un filo di malinconia nella voce. “Sono ragazzi che si affacciano a questo lavoro con tanta passione e curiosità. Secondo me hanno sul serio la possibilità di lasciare il segno e tornare a un concetto di vita più a misura d’uomo, essenziale e ricco di virtù. Per questo consiglio loro di sfruttare l’opportunità, perché lavorare in un contesto del genere è una scuola di vita. Si impara a leggere la natura, a leggere il mondo; si impara a essere uomini.”

Quando chiudo la telefonata ripenso a queste ultime parole, forti e piene di speranza per un futuro che veda la natura – e la montagna – trattata in modo diverso da quanto fatto negli ultimi decenni. E immagino Andrea prendere un calice robusto e versarci tre dita di rosso, portarlo alla bocca e sorseggiare il liquido con calma per riflettere ancora sul fatto che, senza il vino, non esisterebbe la Valtellina come la conosciamo oggi.

CONTINUA…

(Tre fotografie che accompagnano il post sono state scattate da me vicino a Tirano; l’immagine delle zone vitivinicole della provincia di Sondrio è tratta dal sito Vini di Valtellina; l’immagine in bianco e nero – vendemmia a Bianzone negli anni Trenta del Novecento – viene dal libro di Diego Zoia Vite e vino in Valtellina e Valchiavenna. Le informazioni storiche presenti nel testo sono tratte dalle due fonti qui citate)

Leggi anche i post precedenti:
7 Legare. Diario da una vigna
6 Bagnare. Diario da una vigna
5 Cantina. Diario da una vigna
4 Attesa. Diario da una vigna
3 Lontananza. Diario da una vigna
2 Sole. Diario da una vigna
1 Rinascita. Diario da una vigna
Diario da una vigna

Operai al lavoro in vigna

 

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