6. Bagnare. Diario da una vigna

thomasLuoghi

Giovedì 13 maggio 2021

Nel gergo di chi si occupa di vigneti, il verbo bagnare non ha lo stesso significato di quello che gli diamo noi. Non si tratta di innaffiare la pianta con acqua, bensì di irrorare la vite con una sostanza a base di rame e zolfo.
Bagnare significa perciò occuparsi del trattamento con il quale si difende il vigneto dai funghi più comuni, capaci di attaccare la pianta e renderla inservibile almeno a fare l’uva adatta per il vino.

Oggi è una tarda mattinata calda e soleggiata, una delle prime di questa fredda primavera. Ho appuntamento in località Valgella, a Tresenda, una frazione di Teglio ubicata sul fondovalle. Sono poco distante dalla strada statale 38 e i vigneti che ho davanti agli occhi, e che presentano una timida crescita della vegetazione, sono di proprietà di varie aziende vinicole.
In mezzo a queste c’è anche una grande vigna di Plozza, una parte in leggera pendenza coltivata a uva bianca e un’altra parte nei terrazzamenti coltivata a uva rossa. È proprio qui che sto andando.

Crescita delle foglie sui tralci

Quando arrivano i due furgoni neri della squadra operai e, subito dietro, l’auto guidata da Andrea, percepisco subito l’agitazione che c’è nell’aria. Gli operai vanno di fretta, devono essere veloci, sono tesi e concentrati come avessero da affrontare una missione lunga e impegnativa.
Andrea scende dall’auto e mi saluta senza preamboli, indica il vigneto e mi passa una mascherina con la valvola gialla, necessaria per non inalare le sostanze che proteggeranno la pianta. Senza averlo programmato in anticipo, sto prendendo parte al primo trattamento dell’anno. Ecco spiegato il fermento di tutti.
A parte Florian che si incammina nel vigneto, gli altri salgono sul cassone di uno dei furgoni e si dirigono un po’ più in alto, seguendo la stretta strada asfaltata che sale ripida nella montagna.
Anche io mi inoltro a piedi nella vigna. Scatto alcune fotografie, salgo i gradini in pietra che portano ai vari livelli dei terrazzamenti e, poco dopo, scelgo un angolo da dove osservare i movimenti degli operai.
Da qui vedo gli uomini dividersi gli spazi per coprire l’ampiezza della vigna, vedo lunghi tubi in gomma passare di mano in mano, vedo una grossa cisterna arrivata da chissà dove e in lontananza vedo Andrea, forse guidato dal suo amore per la montagna e per il cammino, nel punto più in quota del vigneto.

Operaio durante il trattamento

Mi accorgo che l’uomo non lontano da me è Bruno, conosciuto in cantina durante la visita di un paio di settimane fa. Mi avvicino e scambio due chiacchiere, visto che è seduto su un muretto a secco in attesa del via. Ogni tanto preme il grilletto della pistola a spruzzo che ha in mano per vedere se esce il liquido.
Mi fa più paura il virus, ma è meglio metterla” dice in riferimento al Covid dopo aver indicato la mascherina che indosso.
Gli chiedo alcune spiegazioni sul trattamento e scopro che d’ora in poi sarà fondamentale e imprescindibile per ottenere l’uva migliore.
Bagneremo ogni due settimane circa, fino a poco prima della vendemmia. Ma dipenderà anche dal meteo. Servono più o meno tre giorni per trattare le tante vigne che abbiamo, quindi se non ci sono intoppi fra quindici giorni saremo di nuovo qui.”
Bruno lavora nei vigneti valtellinesi da trentaquattro anni ed è originario della provincia di Sondrio: è orgogliosamente di Baruffini, la frazione di Tirano ubicata a mezzacosta a pochi chilometri da dove mi trovo.
Usiamo sempre la stessa sostanza” risponde poi a una mia precisa domanda. “Serve a combattere lo oidio e la peronospora, due malattie tipiche capaci di danneggiare la pianta, soprattutto con il clima della primavera e dell’estate che alterna l’umido della pioggia al caldo afoso.”
Dalle sue parole, dalla competenza e dalla passione per questo lavoro che trasmette il suo sguardo, capisco che la descrizione che mi avevano fatto di lui alcuni suoi colleghi è meritata.
Bruno si divide tra la cantina e la vigna ed è una vera e propria istituzione nel settore, non solo per la casa vinicola Plozza ma per l’intero territorio della Valtellina. Facendo un parallelo con uno dei personaggi del famoso film Pulp Fiction di Quentin Tarantino, Bruno potrebbe essere definito il signor Wolf della vigna; ossia colui che risolve i problemi.

Bruno, 57 anni, vive in Valtellina

Gli operai iniziano a bagnare e, quando rimango accerchiato da tubi in gomma e spruzzi, decido di scendere verso il fondovalle a parlare con Christian, che controlla costantemente il livello del liquido disponibile nella cisterna.
Quando poi mancano cinque minuti a mezzogiorno e, dunque, alla fine del turno mattutino, qualcuno dà lo stop. C’è la pausa pranzo e tra un’ora gli operai riprenderanno il lavoro da dove lo hanno lasciato, qui a Valgella. La speranza è che nel pomeriggio non piova, sennò sarà tutto da rifare.

Mentre aspetto l’arrivo di Andrea, a terra noto un mucchio di insetti bruciati. Prima, entrando nel vigneto, non me n’ero accorto.
Sono i maggiolini?” chiedo sorpreso.
Alcuni giorni fa, Andrea mi aveva inviato un breve video per farmi vedere di che cosa si stessero occupando lui, Kevin e Marco. Stavano dando la caccia ai maggiolini – per così dire – che avevano invaso le vigne di Valgella, e il loro compito era evitare che gli insetti si mangiassero le foglie e il fiore cresciuti sul tralcio.
Arrivano ogni quattro anni” mi spiega ancora Bruno. “Vengono da quella pianta là e non possiamo fare altro che eliminarli, togliendoli a mano dalle foglie uno per uno” aggiunge voltandosi verso un grosso albero poco distante, ai margini di un prato.
Hai avvisato anche i proprietari delle altre vigne quando te ne sei accorto?” gli chiedo intuendo già la risposta.
Certo che l’ho fatto. I maggiolini non conoscono i confini, invadono le vigne e si mangiano tutto senza fare distinzioni. Mi sembra giusto dirlo anche agli altri. È vero che sono nostri diretti concorrenti, ma la correttezza viene prima di tutto. Ognuno di noi è sulla stessa barca.”
L’ho chiesto perché non tutti ragionano come Bruno. Come mi aveva confidato Luca in cantina, ogni tanto capita l’opposto e cioè che gli operai di altre case vinicole non avvisino i vicini di qualcosa di grave che sta accadendo in vigna, preferendo tacere e di conseguenza avere un vantaggio sulla futura vendemmia.
Niente di nuovo. Dove c’è un enorme business come nel mondo del vino, a volte c’è anche omertà. Dipende dalle persone, come in ogni aspetto della vita. E anche se uno spera sempre che gli uomini si comportino – appunto – da uomini, spesso non è così.

CONTINUA…

(Le immagini che accompagnano il post sono state scattate in località Valgella, a Tresenda, in provincia di Sondrio)

Leggi anche i post precedenti:
5 Cantina. Diario da una vigna
4 Attesa. Diario da una vigna
3 Lontananza. Diario da una vigna
2 Sole. Diario da una vigna
1 Rinascita. Diario da una vigna
Diario da una vigna

Vigneti di uva rossa a Valgella

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