“Livigno. Una storia che viene da lontano”

thomasLibri

Una delle pubblicazioni di cui vado particolarmente fiero è la piccola guida storico-turistica Livigno. Una storia che viene da lontano, uscita nel 2015 per Lyasis edizioni di Sondrio e commissionata dall’Azienda turistica di Livigno.
Ne vado fiero perché, prima di tutto, l’ho potuta scrivere in coppia con Emanuele Mambretti, persona che stimo moltissimo e il cui contributo sulla storia, il paesaggio, il dialetto, le tradizioni è stato essenziale per la buona riuscita della guida.
E poi ne vado fiero perché, se escludiamo la parte dedicata alla Livigno turistica di oggi che conosciamo a menadito, nelle cento pagine del libro sono disseminate chicche qua e là che raccontano il passato della nostra valle in modo diretto, fruibile, rigoroso e, se vogliamo, illuminante; una serie di piccoli gioielli utilissimi a non farci dimenticare da dove veniamo e, perché no, a insegnarci qualcosa di prezioso per affrontare il presente e il futuro.

Di conseguenza ho pensato di riportare qui il breve capitolo Sviluppo e popolazione, che dà un’idea precisa di quello che era Livigno nel passato, di ciò che è diventato e della strada imboccata per il futuro, lasciando a voi lettori le conclusioni da trarne.
Se poi volete altri spunti sull’argomento, potete leggere i miei post Che cosa sta imparando Livigno?, oppure Bello bellissimo, brutto bruttissimo, oppure Quando Livigno restava isolato, oppure Quando si parla di montagna.

Sviluppo e popolazione
Fino agli anni ’50, a causa delle scarse vie di accesso, Livigno offriva pochissime possibilità legate al turismo, limitate al periodo estivo. Gli ospiti che arrivavano in paese, soprattutto tedeschi, lo facevano su di un carro o una slitta trainata da un cavallo, raramente con un’automobile, dopo ore di viaggio in condizioni tutt’altro che agevoli.
Fu soltanto tra la metà degli anni ’50 e la metà degli anni ’60, prima con l’apertura del passo del Foscagno anche in inverno e poi con la realizzazione del tunnel Munt la Schera al passo del Gallo, che Livigno si aprì definitivamente all’Italia e all’Europa e che i turisti iniziarono a frequentare maggiormente la località. Da allora, grazie allo status di zona extradoganale, Livigno diventò sempre più conosciuto e, soprattutto in estate, divenne meta privilegiata per gli acquisti di merce a prezzi agevolati, in particolare di tabacchi, alcolici e carburanti.
Se si vuole indicare un periodo storico che fa da spartiacque tra Livigno del passato, rimasto isolato per secoli, e Livigno dell’era moderna, che accoglie turisti da tutto il mondo, lo si può collocare a metà degli anni ’60, quando la località passò dai sei alberghi e due impianti di risalita esistenti agli oltre cento alberghi e trenta impianti di risalita del nuovo secolo.
Di pari passo, negli ultimi trent’anni del Novecento è cresciuta anche la popolazione residente, così come il territorio ha subìto una netta trasformazione. Se all’inizio degli anni ’70 i residenti erano circa 2.700, nel 2001 è stata superata quota 5.000 e poco più di un decennio dopo i livignaschi sono oltre 6.300, con la natalità che annualmente è tre, quattro volte superiore alla mortalità (nota bene: questo dato e quelli seguenti sono del 2015).

Per questo oggi Livigno non è più considerato un paese, bensì una cittadina di montagna capace di ospitare fino a 13.000 turisti al giorno nei periodi di alta stagione e di arrivare oltre le 20.000 presenze se si sommano anche i residenti e le centinaia di lavoratori stagionali. Se poi si considera l’intera stagione invernale si arriva al milione di presenze, mentre durante la stagione estiva i passaggi in paese sono 350.000.
Lo sviluppo del turismo, principale fonte di reddito e pilastro dell’economia degli ultimi cinquant’anni, è stato senza dubbio la scintilla che ha permesso a Livigno di avere un futuro roseo dal punto di vista del benessere economico e sociale, ma di conseguenza ha portato a una crescita esponenziale delle costruzioni e a una radicale trasformazione del territorio. Inoltre, la costruzione della diga del Gallo e del lago artificiale, seppur fondamentale per l’apertura di Livigno all’Europa, è stato l’elemento che più di tutti ha cambiato, se non stravolto, la fisionomia settentrionale della valle.
I nuovi edifici si sono moltiplicati lungo le due vie che si sviluppano al centro della vallata, da sud a nord, dalla Fórcola alla località Lago passando per Teòla e Pemónt. Ciò ha comportato l’inevitabile perdita della tipica caratteristica che in passato aveva l’abitato, quella della notevole distanza esistente tra una casa e l’altra, nata per ragioni di protezione e autosufficienza dei vari gruppi familiari.

(Le tre fotografie d’epoca che accompagnano il post vengono tutte dall’archivio della Biblioteca civica di Livigno, messo a disposizione proprio per la scelta di alcune immagini poi inserite nella guida Livigno. Una storia che viene da lontano)

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