“Leccami i denti”

thomasLibri

Prima pubblicato in internet sulla rivista di narrazioni TerraNullius e in seguito selezionato per la raccolta di racconti Il primo bacio fa schifo, edita nel 2007 da Il Coniglio editore, questo mio racconto è solo in parte autobiografico. Il resto è legato e riassume – almeno credo – le esperienze vissute da molti ragazzi della mia stessa epoca alle prese con il primo bacio e, in generale, con l’amore.
Una storia di adolescenti impacciati, ragazzi presuntuosi e giovani uomini spaesati, impegnati spesso senza costrutto a superare le eterne difficoltà di comprensione e di interazione con l’altro sesso.

Buona lettura! Impiegherai circa 15 minuti.

 


LECCAMI I DENTI
C’è questa ragazza che ho conosciuto da qualche mese e mi sta facendo diventare matto. Un giorno sono euforico perché intravedo un futuro d’amore e il giorno dopo sono depresso perché mi convinco che devo ricominciare da capo. Ieri mattina ero ottimista, domani sera potrei decidere di prendere un taglierino e martoriami l’avambraccio come fanno le quindicenni inquiete.
Lei si chiama Giulia e si fa desiderare manco fosse la principessa strafiga del Liechtenstein. Riuscire a passare un po’ di tempo con lei è più difficile che trovare l’accordo per una missione Onu in qualche paese africano. E naturalmente ancora non me l’ha data. Da non crederci.
Ho già una voglia pazza di baciarti” le ho detto la seconda sera che siamo usciti.
In questo momento voglio stare tranquilla… non mi va di correre” ha risposto candidamente.
Io ho cercato lo stesso di baciarla, ma lei si è scansata d’istinto e ha detto che se mi andava potevo abbracciarla. È in questo modo che è iniziata la nostra relazione ed è più o meno in questo modo che è andata avanti per tre mesi, nonostante un weekend in Sardegna, qualche notte passata nello stesso letto solo a dormire – anche se una volta sono riuscito a toccarla là sotto per circa dieci minuti – quattro baci con la lingua dopo insistenti richieste da parte mia e dunque poco appassionati, una ventina di sms di troppo per capire cosa io significhi realmente per lei.
Ecco perché non mi sembra di esagerare se prima ho detto che Giulia mi sta facendo diventare matto. In fondo, in queste cose che ho raccontato non c’è quasi nulla – almeno per la mia esperienza – di quello che ci dovrebbe essere in un normale rapporto di coppia nella fase iniziale.
Comunque: mi chiamo Stefano, ho trentadue anni e sono proprietario di una casa vinicola. Sono un tipo sempre abbronzato e che veste elegante, ma non posso dire di essere bello. Ho la panza da buongustaio e di conseguenza le maniglie dell’amore, i capelli biondo cenere che cadono a centinaia ogni giorno, i piedi piccoli e piatti che spuntano da caviglie in stile zampone di Capodanno. E sono basso quanto basta per riuscire a guardare negli occhi senza ingobbirmi la maggior parte delle ragazze.
Tuttavia piaccio lo stesso, anche se non sono queste che ho elencato le qualità fisiche che attraggono l’altro sesso. Ma sono brillante e quasi sempre di buonumore, ed economicamente sono messo bene.
Finora ho avuto parecchie donne. Storie serie e abbastanza lunghe, storie serie e brevi, storie insignificanti ma intense. Con qualche ragazza ho fatto solo sesso, con qualcun’altra ho limonato senza fare sesso e con qualcun’altra ancora ci ho fatto sesso senza mai sfiorar loro le labbra. Con una sono addirittura arrivato a un passo dal matrimonio, tante altre le ho solo potute desiderare.

 


1987
C’è questa ragazza che mi han detto che le piaccio e allora stasera mi butto. Alle nove vedo gli altri al luna park e più o meno alle nove e mezza dovrebbe arrivare anche lei con le sue amiche.
Si chiama Veronica, ha i capelli lunghi e lisci e biondissimi. È una turista di La Spezia che sta qua tutto agosto e ha quattordici anni, uno in più di me. Ma la differenza d’età non è importante, almeno così dicono i miei genitori quando parlano di mio fratello che ha diciannove anni e sta con una di trenta. Io sono abbastanza d’accordo con loro.
Veronica si è baciata una settimana fa con il mio migliore amico, Gianluca, ma è durata solo dieci minuti. Adesso chiacchierano ogni tanto senza andare molto d’accordo. Gianluca mi ha detto che è capitato ma che Veronica non gli piace poi tanto.
Prima di uscire di casa mi spruzzo un po’ di profumo, mi lavo ancora le mani e i denti e infilo la mia felpa preferita. Arrivo al luna park in perfetto orario e Veronica e le sue amiche son già lì, vicino alla biglietteria, a parlare e ridere con Gianluca, Fabio e Kevin. C’è anche Mattia. Mi sento uno scemo perché mi guardano camminare verso di loro, e non sono per niente disinvolto. Mi fissano, mi squadrano, mi fanno una specie di radiografia. Mi chiedo se pensano che un po’ sono figo, o se invece pensano che sono un tamarro. Mi sento uno scemo anche perché tutti sanno che io piaccio a Veronica e che lei piace a me, e che se stasera va tutto bene ci baciamo ma domani chissà se ci baceremo ancora.
Ciao Stefano” mi dice Gianluca quando gli arrivo accanto.
Ciao” rispondo. Poi sento tutta un’altra serie di ciao uscire da varie bocche. “Ciao a tutti” faccio allora.
Belle le tue scarpe” dice Veronica.
Me le guardo e rispondo grazie. Penso se dirle qualcos’altro ma non mi viene niente.
Questa è la prima estate che i miei mi fanno uscire di sera con gli amici, e tutte le volte sono rientrato a casa entro le undici e mezza come ha ordinato mio padre. Lo farò anche stasera, ma spero di fare in tempo a baciare Veronica. Per adesso non ho mai baciato nessuna ragazza, almeno non come fanno nei film. Ho avuto un po’ di morose alle elementari e anche in prima media, in tutto quattro, ma ci siamo solo presi per mano e scritti lettere d’amore. Con l’ultima, si chiama Alberta, ho ballato alla festa di fine anno scolastico e ci siamo baciati. Sulla guancia però. Per questo sono un po’ nervoso.

Alle dieci e mezza siamo al bar del luna park, ognuno con una bibita diversa in mano. Io bevo Sprite, Veronica Oransoda. Abbiamo giocato al tiro a segno e siamo stati due volte sui calcinculo e agli autoscontri. Guardo l’orologio: ho ancora un’ora. Veronica si allontana dal gruppo per buttare la lattina in un bidone, allora mi dico che devo sfruttare l’occasione. Vado a buttare la mia lattina, anche se non è vuota, e così rimaniamo da soli uno di fronte all’altra.
Dallo stereo del bar esce una canzone che ho sentito l’altra sera al Festivalbar. È in inglese, mi sa che è una canzone d’amore: sento spesso la parola Love.
Ti va di andare a fare una passeggiata?” chiedo titubante.
Dove?”
Là, sulla pista ciclabile. Magari ci sediamo su una panchina” azzardo.
Va bene” fa lei senza scomporsi. Poi torna dove ci sono gli altri e saluta le sue amiche. La sento dire a tutti che viene a passeggiare con me.
Grande Stefano!” urla Gianluca prima di mettersi a ridere. Poi mi fa l’occhiolino e io prendo Veronica per un braccio e la trascino via. Odio quando Gianluca fa così e mi mette in imbarazzo.
Mentre camminiamo verso la pista ciclabile guardo per terra, lei invece ogni tanto alza la testa e fissa il cielo. Dice che le piace un sacco venire qui in vacanza, che le montagne l’affascinano e che da così in alto si riescono a vedere meglio le stelle.
Io sorrido anche se sono un po’ spaventato da questi suoi pensieri profondi, perciò non dico niente ma trovo la forza per prenderle la mano.
Appena seduti sulla panchina chiedo a Veronica com’è La Spezia, se le piace vivere là.
È una città” dice, “non tanto grande ma uguale a tutte le città.”
Secondo me è figo vivere in una città” faccio io come se lo sapessi. “Questo è solo un paese di montagna: l’estate non è male e l’inverno è bellissimo, ma le altre stagioni fanno schifo.”
Può darsi, ma forse qui sto bene perché sono in vacanza e perché mi diverto. E poi anche perché adesso sono con un ragazzo che mi piace.”
Mi sento nascere un incendio sulle guance e allora sfrego i palmi delle mani sulle cosce; lei si accorge che sono nervoso e fa il primo passo: mi dà un bacio scomposto sulle labbra, con un movimento rapido. Così mi butto, riavvicino la mia faccia alla sua e poi via, ci baciamo ancora. Labbra contro labbra, i cuori che galoppano, le mani che tremano. Ma di più non sento. Non sento calore, non sento eccitazione, non sento lo stomaco divorato dalle formiche. Almeno queste sono le cose che secondo Gianluca si dovrebbero provare quando si bacia una ragazza. Lui mi ha detto di averle sentite, tutte queste cose, invece io sento solo l’odore dei suoi capelli e il profumo al muschio che ha sul collo. E sento un po’ di solletico sulle labbra.

Alle undici e venti sono a casa. Mio padre mi saluta con un sorriso, contento che ancora una volta ho ubbidito agli ordini. Mi chiedo se sono una persona diversa e se in qualche modo appaio diverso ora che finalmente ho baciato una ragazza come si deve. Forse no, perché lui mi dice solo che domani pomeriggio devo aiutarlo a falciare il prato dietro casa.
Mia madre mi sveglia alle nove per fare colazione, poi mi chiede se ho voglia di andare a comprare il pane. Le dico di sì, così faccio anche un giro con la bici. E dopo aver comprato quattro ciabatte e due ciambelle di segale passo davanti alla gelateria dove ogni tanto ci troviamo con tutti gli altri. Mi sento chiamare. È Carla, una delle amiche di Veronica.
Ciao” urlo contento di vederla. Parcheggio la bici e mi siedo al tavolo. “Che fai stamattina?” le chiedo.
Leccami i denti” sorride lei.
Cosa?”
Leccami i denti” ripete.
Cosa vuol dire?”
Vuol dire che non sai baciare.”
Eh?” borbotto con una confusione bestiale in testa.
Guarda che quando si bacia si deve usare la lingua. Invece mi ha detto Veronica che tu non sei capace di baciare.”
Non è vero” dico stizzito.
Oh, sì che è vero. Mi ha detto che tu baci con la bocca chiusa e che quando ha provato a infilare la lingua ti ha leccato i denti.”
Rimango di sasso e mi intristisco all’istante. Mi viene anche da piangere, così mi alzo di scatto e scappo via da ‘sta strega odiosa.
Leccami i denti!” sento ancora urlare dalla gelateria.
Vorrei frenare, voltarmi e gridarle una parolaccia piena di rabbia o qualche frase oscena per vendetta, invece pedalo a più non posso e mi avvio verso casa. Perché Gianluca, insieme a tutte le altre cose, non mi ha detto che per baciare bisogna usare la lingua? Doveva dirmelo, sono il suo migliore amico.

 


2006
Giulia è davvero carina – formosa, viso pulito, occhi e capelli scuri come piace a me – sensuale e bella anche senza trucco. È una di quelle ragazze poco appariscenti che alla prima occhiata non ti colpiscono, almeno non quanto una bionda in minigonna con scollatura esagerata, ma che se ti ripassano davanti non le scordi più e pensi a quanto fosse cessa, ridicola e volgare quella bionda vestita da mignotta.
Giulia è in gamba, intelligente, indipendente ed espansiva. Ma in questo momento della sua vita è totalmente menefreghista e gelida con il prossimo, soprattutto se maschio, indifferente ai complimenti e insensibile verso i sentimenti altrui, nel caso specifico verso i miei. E quando le ho chiesto – col sorriso sulle labbra – se fosse frigida, si è incazzata a morte e per mezz’ora non mi ha rivolto la parola. Ho dovuto faticare parecchio a ricomporre la situazione e a strapparle una risata.
La cosa è semplicissima: il suo ex ragazzo l’ha lasciata sette mesi fa con una frase standard e che solo un vero stronzo può dire. Una frase che in tutte le riviste per sole femminucce è classificata come La peggior frase che un uomo può dire per lasciare una donna.
Lei era follemente innamorata di lui, e probabilmente lo è ancora, era felice, si sentiva viva e credeva davvero in quella storia. Dunque ha accusato il colpo e io ne subisco le conseguenze. Non si fida degli uomini, non sa se fidarsi di me, non vuole ancora rimettersi in gioco. In tre parole: non vuole correre. È attratta da me ma si trattiene, per questo se può mi evita. E non le interessa se il suo ex, che naturalmente non posso far altro che odiare, per sbarazzarsi di lei e infilare le mani nelle mutande di un’altra le abbia detto la peggior frase che un uomo può dire per lasciare una donna.
No, non le interessa affatto che lui le abbia detto una cosa tanto assurda. In fondo, Giulia stravede ancora per lui e se tornasse sarebbe disposta a perdonarlo all’istante. Da non crederci. È per questo che mi tiene a distanza, non certo per stare tranquilla.
Comunque: la peggior frase che un uomo può dire per lasciare una donna, e che lo stronzo ha detto a Giulia, è Ti lascio perché ti amo troppo.
Se qualcuno di voi sa cosa si nasconde in un pensiero del genere, per favore me lo spieghi. Sono disposto anche a pagare. In bottiglie di vino, però.

 


1990
C’è questa ragazza (è una mia compagna di classe) che non è per niente bella eppure ho voglia di baciarla. Mi sono innamorato delle sue mani. Sarei capacissimo di sposarla solo perché sono innamorato delle sue mani. Ok, tecnicamente non potrei ancora sposarmi, visto che vado per i diciassette, però ci siamo capiti.
Siamo in treno e stiamo tornando da Verona, dopo una gita scolastica super pallosa. Arena, balcone di Giulietta e Romeo, dentro e fuori dai musei, pranzo al sacco. Sai che palle.
Fino a stamattina (sono passati tre anni da quando la conosco) non mi ero mai accorto che avesse delle mani così belle. È incredibile come non mi accorgo delle cose finché non le guardo veramente. Ok, può sembrare un po’ una frase in stile Luogo comune, però ci siamo capiti.
Lei si chiama Sara. Ha la faccia piena di brufoli, le gambe a x, il collo inghiottito dalle spalle, il naso a patata come se avesse sbattuto la faccia contro una porta blindata. Ha anche il culo piatto e i capelli crespi pieni di lacca, invece le tette sono passabili. Sinceramente Sara è un cesso, però ha delle mani stupende: sono morbidissime e sanno di borotalco.
Oggi pomeriggio le ho chiesto di farmele odorare giusto per non addormentarmi davanti alla scultura di non so chi e per portare avanti la mia missione, cioè riuscire a baciarla prima del rientro a casa. Le dita sono lunghe e magre, le pellicine curatissime e le unghie finiscono tutte con una leggera curvatura talmente perfetta da far crepare d’invidia le migliori estetiste. E sul dito medio non ha nemmeno il callo dello scrivano. In più non porta anelli e questo fatto mi fa arrapare. Se non ci fossero altre quattro persone in questo scompartimento le salterei addosso e le chiederei di passarmi le mani ovunque. Trovo che le mani senza anelli (innocenti come natura le ha create) siano una delle parti più sexy in una donna. Ok, forse sto esagerando e in fondo non ci credo nemmeno io, però ci siamo capiti.
Sara dice che deve andare un attimo in bagno, così finalmente posso chiedere alle altre di smammare per dieci minuti e lasciarmi solo con lei. Guardo negli occhi Monica, Barbara, Nicoletta e Arianna (ognuna delle quali è senz’altro meglio di Sara) e mi chiedo se accetteranno senza fare troppe domande. Ah, davanti ho tutte queste ragazze perché studio lingue e quando uno studia lingue si trova in classe quasi solo femmine. Nella mia ce ne sono ventuno.
Mi lasciate dieci minuti da solo con Sara?” chiedo sicuro di me.
È tutto il giorno che le ronzi attorno, non te la vorrai mica fare?” Questa è Barbara, la mia compagna di banco. Ha un viso carinissimo, peccato che al posto del culo ha una mongolfiera.
Può darsi” rispondo.
Tu sei tutto scemo” dice Monica. Lei me la sono fatta l’anno scorso, è una tipa niente male in stile Morticia Adams.
Mi lasciate da solo o no? Mi bastano dieci minuti.”
Va bene, va bene” fa Barbara. E dopo un suo cenno, tutte e quattro si alzano in piedi nello stesso istante come fossero in una squadra di qualche sport sincronizzato.
Quando Sara ritorna mi trova stravaccato su due sedili, lo sguardo da conquistador. Capisce subito dove voglio arrivare, così inizio a fissarle le mani.
Lei (non so perché) apre il finestrino e butta fuori la testa dandomi le spalle. Mi alzo e mi avvicino a lei, e sento l’aria arrivarmi addosso a razzo e scompigliarmi i capelli raccolti nella coda di cavallo. I suoi invece restano immobili grazie ai chili di lacca che si spruzza ogni mattina.
Appena entriamo in una galleria le prendo la mano e la porto sul mio viso, mi lancio e la bacio sulla bocca. Gioco un po’ con le sue labbra, mordicchiandole, poi decido che è tempo di metterci la lingua. Quando ci provo trovo una barriera e spingo la lingua contro i suoi denti senza che la barriera si sgretoli.
Mi stacco da lei e vedo che ha un sorriso ebete in faccia (come se avesse baciato il modello dell’anno), così mi sale un nervoso assolutamente da sfogare.
Non sai baciare!” le urlo incredulo.
Cosa?” fa lei senza capire.
Si usa la lingua per baciare. Devi aprire ‘sti cazzo di denti e farmi passare! È il cosiddetto bacio alla francese, lingua che struscia un’altra lingua.”
Scusa…” dice abbassando lo sguardo. “Non avevo mai baciato nessuno.”
E continuerai a non baciare nessuno se non impari a usare la lingua!”
Scusa” sussurra ancora.
Mi prende un raro istante di tenerezza: “Perdonami” dico, “sono uno stronzo e non dovevo baciarti”.
Lei scappa e se ne va chissà dove a versare litri di lacrime, e l’ultima cosa che vedo sono le sue bellissime mani che prendono un fazzoletto dalla tasca dei jeans.
Poi arriva Barbara tutta agitata, si mette di traverso per far passare dalla porta il suo culone e mi dice che ha visto Sara correre via piangendo.
Che le hai fatto?” mi chiede.
Niente di male” rispondo. Le racconto la storia e alla fine scoppia a ridere. Io invece non rido, non ce la faccio. Penso che per delle mani (anche se incredibilmente belle) non vale la pena baciare una ragazza.
Stefano…” fa Barbara.
Cosa?” chiedo mentre cerco di riconoscere i paesini che scorrono dal finestrino.
Ti prego, leccami i denti!”

 


2006
Il fatto è che all’inizio mi andava bene non correre – era una promessa sincera che le avevo fatto – ma a un certo punto non si camminava nemmeno più. Dunque, in queste ultime ore ho capito che davanti a me c’è un bivio: devo decidere se aspettarla, e non mi manca la pazienza, oppure cercare un’altra ragazza per ricominciare, e anche in questo caso non mi manca la pazienza.
Però Giulia ha qualcosa in più. Lei ha ventisei anni ed è già una donna, anche se finge di non accorgersene. Ha vissuto sulla sua pelle esperienze che fanno crescere in dieci minuti e che fanno capire quali siano le cose essenziali della vita. Eppure sembra che voglia tornare a essere immatura. Forse non accetta quello che la vita le ha offerto finora.
Giulia mi piace perché non è né una velina di quartiere né una sballata di quartiere. È così che classifico le ragazze con cinque, dieci anni meno di me: veline di quartiere e sballate di quartiere. Cioè quelle che si atteggiano a ragazze da copertina, e che lo sarebbero al massimo nel loro palazzo, e quelle che si atteggiano a ribelli, e che naturalmente sono ricche di famiglia.
Giulia sta in mezzo, nella categoria delle ragazze vere. Nell’ultimo anno non ho sperato altro che trovarne una come lei. Ma ora che l’ho trovata, le cose della sua vita complicano tutto.
Oggi è giusto una settimana che non la vedo, e sono sempre più nervoso perché la desidero troppo e perché non le sono entrato nel cuore. In più, lei insiste a dire di pensarmi spesso, ma non lo dimostra né con una telefonata, né con un sms, né con un invito a uscire. Giulia è fatta così. Dovesse finire, chissà quante altre ragazze dovrei ancora frequentare prima di trovarne una di questa pasta.
Comunque: adesso mi è chiaro qual è la strada del bivio da prendere, ma domani mattina di sicuro vorrò prendere l’altra e dopodomani vorrò tornare indietro a riprendere la prima. Probabilmente finirà che mi fermerò ancora un po’ davanti a ‘sto cazzo di bivio in attesa degli eventi.
Una cosa però è certa: non ho mai detto a nessuna ragazza, e mai lo dirò, la frase che l’ex fidanzato stronzo ha detto a Giulia: Ti lascio perché ti amo troppo. Ed è inutile aggiungere che nonostante tutto mi sto innamorando di lei. Da non crederci.

(La foto principale che accompagna il post è tratta dal film commedia
50 volte il primo bacio; le altre sono prese da internet)

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