“La scomparsa di Patò”

Non ho letto molti libri di Andrea Camilleri, nella mia vita. Per esempio, non ho mai letto uno dei tanti romanzi gialli con protagonista il commissario Montalbano, né ho mai visto una puntata della fiction a lui dedicata.
In realtà non c’è un motivo specifico o una scelta precisa che mi abbiano tenuto lontano dai romanzi di Camilleri. Credo sia stato, semplicemente, il caso. O forse, in parte, l’ambientazione lontana dalla mia quotidianità, oppure quella lingua unica e geniale, ma non immediata, nella quale bisogna entrare in punta di piedi e con costanza, soprattutto se si è “nordici”. Ma, più probabilmente, è stato il fatto che sul mio comodino avevo sempre tanti altri libri da leggere.
Detto questo, ho sempre ammirato Camilleri, ho sempre ascoltato i suoi interventi con molto interesse, riconoscendone la grandezza senza riserve.

Tra i suoi pochi libri che ho letto, però, c’è n’è uno che mi ha colpito moltissimo: per come è raccontata la storia, per la scrittura innovativa, per l’ironia a volte velata e a volte straripante. È il romanzo La scomparsa di Patò, che Camilleri ha deciso di scrivere leggendo A ciascuno il suo di Sciascia, dove c’è la battuta “È scomparso come Patò”.
Leonardo Sciascia si riferisce a un fatto specifico: un tale Patò, recitando in teatro la parte di Giuda nel “Mortorio”, come centinaia di altre volte aveva fatto, scompare all’interno della botola che era sotto di lui. E non ricompare mai più.
È proprio questo lo strano accadimento sul quale si basa la trama del romanzo, originale perché scritto in forma di dossier, ossia attraverso documenti ufficiali dell’indagine, rapporti dei Carabinieri, lettere dei personaggi, scritte murali, articoli di giornale. Ed è in questo modo che si sviluppa il mistero della scomparsa del ragioniere Patò, fino all’epilogo, aperto a ogni ipotesi.

Un’originalità e una genialità – e allo stesso tempo una semplicità – che, come detto, sono il marchio di fabbrica di Andrea Camilleri, senz’altro il punto di riferimento della narrativa italiana degli ultimi trent’anni. E del quale anche io, d’ora in poi, leggerò più libri, trovando loro il meritato spazio sul comodino.

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