La nuova legge sul libro e la lettura

thomasLibri

Come è normale che sia in un periodo di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo, è passata sotto silenzio l’entrata in vigore di una legge che ha modificato, dal 25 marzo scorso, l’approccio ai libri di editori, librai e lettori.
La nuova legge sul libro e la lettura, così si chiama il testo approvato all’unanimità dal Senato dopo anni di proposte, ha già diviso il mondo dell’editoria. Da una parte, a combatterla, ci sono i grandi gruppi editoriali, le librerie di catena e l’associazione italiana editori; dall’altra, a sostenerla, ci sono i piccoli editori, i librai indipendenti e l’associazione italiana librai.

Secondo il mio parere, cioè quello di un libraio di paese, la legge tocca vari punti utili al sostegno delle librerie, dell’editoria e alla diffusione della lettura. In particolare, riduce la differenza sull’offerta di libri tra librerie indipendenti e il resto del settore (librerie di catena, grande distribuzione, colossi online), contro il quale proprio le piccole librerie di paese e di quartiere lottavano da anni. Una differenza che, sostanzialmente, riguardava la percentuale di sconto sul prezzo dei libri.
Infatti, la nuova legge – ed è naturalmente questo il punto più controverso – ha diminuito a un massimo del 5% lo sconto sui libri (e non più del 15% come in passato).
Capite bene che una piccola libreria – che non poteva permettersi sconti sui libri e conquistava il lettore in altri modi – può ora affrontare con un po’ più di serenità la concorrenza dei “grandi”, che hanno ovviamente enormi possibilità di reperire i libri a un prezzo molto minore rispetto ai librai “normali”.
Le altre novità principali inserite nel testo sono poi la creazione di un albo nazionale delle librerie di qualità, l’assegnazione annuale a una città del titolo di “Capitale italiana del libro” per eventi legati alla lettura, il finanziamento di piani triennali per la promozione della lettura. E resta salva la possibilità di sconti temporanei del 15% o del 20% in determinati periodi o su singoli marchi editoriali.

Naturalmente, l’accusa dei grandi gruppi del settore è ovvia: tutelare le sole categorie di piccoli editori e librerie indipendenti, limitando il libero mercato e costringendo i lettori a spendere di più per l’acquisto di libri. Ma qui, forse, ci si dimentica che nell’ultimo decennio proprio i grandi editori hanno alzato notevolmente il prezzo dei libri in modo da poter poi proporre sconti perenni del 15% e in alcune occasioni del 25% senza che gli stessi ci perdessero guadagno.

La speranza è dunque che una diminuzione dello sconto sul prezzo di copertina non scoraggi la lettura, ma che invece permetta ai piccoli editori e alle librerie indipendenti di competere ad armi pari con i giganti dell’e-commerce e dell’editoria, senza svendere la propria competenza e, anzi, di vedere finalmente riconosciuto il valore sociale, culturale e creativo della loro attività.

(La foto che accompagna il post è tratta dal sito della libreria La Botia Noa di Livigno)

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