Il selvaggio West di “Butcher’s Crossing”

Pubblicato per la prima volta nel 1960, questo romanzo è considerato un libro cardine sul Far West, una storia in cui la natura selvaggia è la vera protagonista e dove il sogno americano è spezzato dalla crudeltà della vita di frontiera.

Il titolo del romanzo è Butcher’s Crossing – il nome di uno sperduto villaggio del Kansas, un gruppo di sei baracche in legno tagliato in due da una stradina sterrata – scritto da John Williams (autore dell’acclamato Stoner, di cui sto ascoltando l’audiolibro) e pubblicato in Italia da Fazi.

La storia di Butcher’s Crossing è ambientata nella seconda metà dell’Ottocento, quando il giovane protagonista Will Andrews, affamato di terre selvagge, decide di abbandonare l’agiatezza di Boston per trovare se stesso nel West, dove si unisce a una battuta di caccia al bisonte. Una caccia che diventa un’avventura nella natura più aspra e violenta, un viaggio infinito e durissimo che fiacca la resistenza fisica e morale di Will, capace di trovare un po’ di rifugio soltanto nella contemplazione del paesaggio.

Ricco di dettagli e descrizioni meravigliose (che, però, possono annoiare i lettori meno pazienti…), Butcher’s Crossing racconta l’esperienza di un giovane che, lontano dalla metropoli, non riesce a trovare ciò che si aspettava. Perché Will, partito per avere conferma di quello che era convinto di immaginare su stesso e il suo Paese, scopre invece il silenzio che solo i luoghi sconosciuti all’essere umano possiedono, incontra uomini legnosi e traditi da un riscatto che sanno di non poter ottenere mai e, soprattutto, prova sulla propria pelle tutta la drammaticità e la brutalità della vita.

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