“Eravamo immortali”

Verso la fine dell’estate scorsa ho avuto la fortuna di moderare la presentazione del libro Eravamo immortali e dunque di conoscere il suo autore, Maurizio Zanolla, in arte Manolo, una leggenda del mondo dell’arrampicata su roccia e in generale della montagna.
Un uomo nato a due passi dalle Dolomiti in una famiglia povera e dove la montagna era sconosciuta, ma con la roccia nel destino. Un uomo – oggi sessantenne – umile e mai banale, indipendente e dal pensiero libero, almeno per come mi è sembrato di percepirlo durante quella chiacchierata di quasi due ore.

Non scalavo per entrare nella storia dell’alpinismo, ma solo per esplorare mondi sconosciuti dentro e fuori di me; per vedere se ne ero capace.
Questa frase, presente nel libro, riassume davvero bene la filosofia di vita – e dunque di rapporto con l’arrampicata – di Manolo. Una filosofia e un approccio che invece gli ha permesso di entrare nella storia mondiale di questo sport – nonostante non fosse questo il suo scopo -, uno sport che lui per primo ha contribuito a cambiare per sempre.
E in Eravamo immortali, Manolo racconta come ha scelto di affrontare le pareti per alleggerirsi di tutto, fino a rifiutare i chiodi, nella convinzione che la qualità del viaggio fosse più importante della meta. Anche perché, per lui, l’alpinismo e la scalata non erano una forma di ossessione, né una competizione con gli altri scalatori. Erano una sfida verso se stesso per trovare sempre nuove motivazioni, per continuare a salire su pareti sempre più lisce e difficili.

Questo libro, dunque, non è solo una biografia, non è solo il racconto di arrampicate memorabili. È molto di più: è la storia di una famiglia, degli affetti, delle esperienze giovanili, degli amici delle prime scalate, delle vie aperte spesso in libera e in solitaria, del tentativo di conquistare gli ottomila metri del Manaslu, fino a “Eternit” e “Il mattino dei maghi”. Eravamo immortali è la storia di un’epoca irripetibile, di una montagna già scomparsa, di uno sport che non è più lo stesso di allora. È la storia di un uomo, delle sue esperienze più significative e di una vita vissuta alla continua ricerca dell’equilibrio.

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