“Erano solo ragazzi in cammino”

Ho letto questo romanzo molti anni fa e non l’ho mai dimenticato. Racconta una storia dura e drammatica, ma edificante. Una storia potente e piena di emozioni, di fiducia, scritta da un bravissimo scrittore americano.
Il libro è la biografia di un ragazzino africano che affronta un viaggio simile – se non identico – a quello dei tanti migranti di cui sentiamo parlare ogni giorno da un paio di decenni. Ma non mi interessa farne una questione ideologica o politica. Non è per questo motivo che all’epoca ho letto il libro né è per questo motivo che consiglio di leggerlo. L’ho letto e lo consiglio perché è giusto che oltre alle sentenze di chi vive da questa parte del mare, si senta anche la voce di chi il mare lo attraversa davvero per arrivare di qua, con ogni mezzo e a ogni costo.
E lo consiglio anche perché quella di Valentino Achak Deng – il protagonista del romanzo – è una storia che ci aiuta a restare umani, a coltivare la conoscenza dell’altro attraverso l’empatia con ragazzi che non sono altro che il nostro specchio. In fondo tutti noi siamo potenziali migranti e a tutti noi – se fossimo nati dall’altra parte del mare – toccherebbe trovare il coraggio di affrontare un lungo e pericoloso viaggio per cercare un luogo dove regna la pace e dove il futuro è possibile, e lì diventare uomini.

Erano solo ragazzi in cammino è edito da Mondadori ed è uscito in Italia nel 2007. È scritto da Dave Eggers, e racconta la storia della guerra civile in Sudan attraverso gli occhi di un giovanissimo profugo, Valentino Achak Deng. Valentino è costretto a fuggire dal suo villaggio dopo l’ennesima strage e si incammina insieme a migliaia di altri orfani alla volta dell’Etiopia. Durante il cammino entra in contatto con soldati, ribelli, mine antiuomo, iene, leoni, malattie, fame, sete e privazioni di ogni sorta, fino all’arrivo negli Stati Uniti. Fino all’inizio di un futuro in pace (forse) di cui avrebbero diritto tutti i ragazzi del mondo.

E a proposito di migranti, riapro il libro Mi sono perso in un luogo comune di Giuseppe Culicchia e trascrivo le due voci in questione:
MIGRANTI Lo si deve usare in luogo di “immigrati” per non essere tacciati di razzismo. Vedi IMMIGRATI.
IMMIGRATI Chiamarli “migranti”. Vanno espulsi. Costituiscono una grande risorsa. Ci rubano il lavoro. Fanno lavori che nessun italiano fa più. Tra essi si celano terroristi. Fuggono dai conflitti di chi ama i terroristi. Dire sempre: “Io non ho niente contro gli immigrati, però…”. Vedi AFRICA. Vedi BUONISMO. Vedi CARRETTA. Vedi CLANDESTINI. Vedi MIGRANTI.

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