Dizionario della nostra stupidità

Non è per niente facile scrivere un post su questo libro. Il rischio? Dire una qualche banalità o, peggio ancora, cadere in un luogo comune. Magari proprio in uno di quelli raccolti da Giuseppe Culicchia nel suo Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità (Einaudi, 2016).

Forse potrei dire le solite cose che si leggono in quelle recensioni piatte e veloci che non hanno impegnato più di tanto chi le ha scritte, e che alla fine dicono poco o niente: “La lettura scorre bene”, “L’autore sa il fatto suo”, “Il libro si legge tutto d’un fiato e strappa risate sincere”.
Potrei dire queste cose (e in fondo le ho appena dette), invece dico che tutti noi, quando scambiamo due chiacchiere con un conoscente, quando commentiamo un fatto di attualità o quando origliamo una conversazione altrui, sentiamo uscirci – o uscire – di bocca almeno un luogo comune. La colpa è della stupidità e dell’ottusità che si impossessano di noi, e che ci impediscono di ragionare a fondo. Allora questo libro può essere il rimedio adatto, perché ci invita a riderci su, dei luoghi comuni, ma soprattutto ci offre un elenco con le frasi da evitare e da tenere sempre a portata di mano quando il cervello va per conto suo.

Ora, però, prima di proporre qualche esempio di luogo comune (che contiene sempre alcune verità) in cui potremmo perderci, vorrei anche consigliarvi un altro tra i tanti romanzi e saggi scritti da Giuseppe Culicchia in più di ventanni. Si tratta di un libro che ho amato molto: Il paese delle meraviglie, disponibile in una nuova edizione Einaudi, una storia di formazione e amicizia di due ragazzini molto diversi uno dall’altro, ambientata nell’Italia di fine anni Settanta.
E
adesso – finalmente! – ecco alcune voci presenti nel Dizionario della nostra stupidità:

ALPINISMO Viene praticato da un numero sempre maggiore di neofiti in scarpe da tennis che mettono a repentaglio la vita propria e altrui. Dire sempre: “Non capisco che soddisfazione si provi a precipitare in un ghiacciaio”.

AMERICA Massimo esportatore mondiale di democrazia per mezzo di bombardamenti umanitari. Andarci almeno una volta nella vita ma senza tagliaunghie nel bagaglio a mano, contando sul fatto che una volta in loco ci si può comprare un intero arsenale al supermercato. Un tempo vi si producevano i blue jeans. Oggi, le stragi nelle scuole.

BICICLETTA Il mezzo ideale per spostarsi in città, se in città ci fossero piste ciclabili adeguate come usa da sempre nei Paesi del Nord. Ma di norma non ci sono. Sta di fatto che a Ferrara vanno tutti in bicicletta, come ad Amsterdam. Scuotere la testa prima di dire: “Il problema è che te la rubano”.

ECOLOGIA Se per caso si decide di scendere in politica malgrado il contenuto dei propri armadi, è bene parlarne almeno di sfuggita.

LIBRI Complemento d’arredo. In soggiorno stanno molto bene gli Adelphi con quelle tinte pastello e gli Einaudi, che col bianco si sposano con tutto. I Sellerio invece con quel blu sono perfetti per la camera da letto.

PARTENZE Al telegiornale, in prossimità delle vacanze o al ritorno dalle medesime, ci si augura ogni anno che siano intelligenti. Seguono i servizi sulle code in autostrada e quelli che aggiornano il conto delle vittime. Citare la Salerno – Reggio Calabria anche se non la si è mai percorsa.

SABBIA Lamentarsi perché in spiaggia, specie nelle ore centrali, scotta. Dire sempre: “Accidenti come scotta!”. Sbottare: “Bambini, non fate così che sollevate la sabbia!”. Quindi sollevarla spostando il proprio stuoino in modo da spargerla sui vicini di ombrellone. Per rimarcare la propria individualità, affermare: “Io preferisco gli scogli”.

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