“Accabadora” di Michela Murgia

Finora è stato il romanzo più apprezzato dal Gruppo Lettura di Livigno, nato pochi mesi fa. Il gruppo si ritrova periodicamente per chiacchierare dei libri che di volta in volta vengono scelti per la lettura, un compito che spetta a me – come librario della libreria La Botia Noa – insieme a Emanuele – bibliotecario della biblioteca civica di Livigno.

Il romanzo in questione è Accabadora di Michela Murgia, edito a Einaudi, vincitore del premio Campiello nel 2010. Una storia ambientata nella Sardegna degli anni ’50 dove vive Maria, una bambina finita in casa Urrai – da Tzia Bonaria – che dopo averla vista rubare cose di poco valore in un negozietto decide di prenderla con sé e crescerla come una figlia o, meglio, come una fill’e anima, secondo la tradizione sarda.
La vecchia e la bambina camminano così per le strade del paese seguite da commenti malevoli, eppure è tutto molto semplice: Bonaria ha scelto Maria per farne la sua erede. Tzia Bonaria è una accabadora, l’ultima madre: è colei che finisce, che chiude il cerchio dell’esistenza, che toglie la vita alle persone, e il giorno che anche lei morirà ci sarà bisogno di una nuova accabadora.

Il tema centrale per me resta quello dei lati nascosti della maternità elettiva” ha spiegato Michela Murgia raccontando come è nato il romanzo. “Sono sempre stata affascinata dalle relazioni familiari che non hanno il sangue come discriminante. Il tema della maternità elettiva mi appartiene profondamente, perché a mia volta sono fill’e anima; ma per non cadere nella trappola del parallelismo autobiografico, ho scelto volutamente di narrare il rapporto dal punto di vista della madre adottiva, una figura per la quale accompagnare i destini a compimento è solo una delle possibili sfumature della sua maternità, non necessariamente la più oscura.”

Accabadora è un romanzo intenso ed evocativo, a volte poetico e a volte crudele, con personaggi genuini che vivono una vita d’altri tempi. La storia è scritta con delicatezza e originalità, e con rara potenza. È una storia con tanti pregi e pochi difetti, uno dei quali potrebbe essere la parte in cui Maria si trasferisce al Nord: in apparenza queste pagine sembrano estranee al resto del romanzo, ma è solo apparenza, appunto. Perché il cambio di tono e di prospettiva, oltre che di atmosfera, non è che un preludio al rientro della ragazzina in Sardegna. Un’andata e un ritorno alla vita, l’unico modo possibile per scrivere il finale della bellissima storia di Maria e Tzia Bonaria.

(Foto di Marina Alessi: un’immagine dello spettacolo teatrale tratto dal romanzo della Murgia)

Condividi questo post

Lascia un commento